Il mio guru è una compagnia telefonica. L’ho trovato, inaspettatamente, dopo anni di studi e di meditazioni. Il nome è irrilevante: non voglio che condividere l’esperienza illuminante – di cui sono grata, con tutto il cuore. Tutto è iniziato l’inverno scorso. Alla fermata del battello, a Venezia, una pubblicità: la fibra è arrivata! Navigare velocissimi si può! Chiamo e faccio richiesta – sulla pagina web la domanda viene rifiutata, e già lì avrei dovuto capire che non era il caso. Invece insisto, come mio solito. Da qui, una sequela di avvenimenti inspiegabili: persone sempre diverse danno indicazioni diverse, mi richiamano in cinque (in un giorno di marzo) o non mi richiamano più, mi annullano la richiesta (senza avvertire e più di una volta), mi “bloccano” e non posso più fare richiesta a mio nome. La domanda è “ko” senza darne motivo, mi spiegano che se non cambio numero telefonico disdicendo la linea attuale (dello stesso gestore) è impossibile; mi cessano la linea esistente (senza avvertire) e resto senza nulla, proprio nella settimana in cui gli studenti mandano i loro scritti. Mi arrabbio, mi pare un incubo.

Descrivo sulla pagina Facebook dell’azienda le difficoltà; compare una persona vera, con un nome – chiamiamola qui Taddeo – che promette di accompagnarmi passo passo in questo impervio percorso verso la fibra (mi dà il suo cellulare e mi istruisce su che cosa dire se mi dovessero chiamare suoi colleghi, consigli che mi fanno sentire parte di una grande cospirazione), come si accompagna, aiutandola ad attraversare la strada, una vecchierella malferma sulle gambe. Riuscirci implica il superamento di numerosi livelli logici, spiega Taddeo. In questa avventura finalmente ho un angelo custode, mi sento salva! La gratitudine verso questa nuova guida spirituale è immediata: risponde agli sms, promette che il tecnico mi chiamerà per fare un appuntamento. Dopo poco più di un mese, in cui mi sono già affezionata alla sua voce, Taddeo non risponde più. Come tutti i grandi maestri non vuole creare dipendenza.

Eppure sono grata, e non solo da oggi, che il servizio funziona, ma all’incirca nel bel mezzo della confusione più totale. Nel frattempo, infatti, medito. Su come questo mio desiderio della fibra sia ossessivo: un attaccamento, un pretendere che le cose vadano come voglio io, che non può che causare, intrinsecamente, frustrazione. Si sa, “L’erba voglio…”, me ne rendo conto quando uno dei tanti maestri spirituali coinvolti, al telefono, al mio “Voglio la fibra!” risponde, appunto: “Voglio? “, con quella intonazione nella voce che si usa coi bambini capricciosi come me. Una grande esperienza, concreta, vera. Medito e osservo questo voler-avere, come se non fosse il mio, come un fenomeno della natura delle cose, l’attaccamento di noi vulnerabili umani, che non produce che sofferenza. Che sia il caso di rinunciare? Come saggi amici mi consigliano, sostenendo che la fibra non esiste.

Così, nel bel mezzo di questo cammino spirituale, mi sono ritrovata imbevuta di gratitudine: grazie di cuore Taddeo – tu sai di non chiamarti così, spero ti riconoscerai lo stesso. Grazie di avermi aiutato e di aver smesso; grazie, tutti, di aver fatto difficoltà, con gentilezza e con l’intenzione di darmi una mano, certo. Grazie a voi ho compreso l’irrilevanza, le turbe dell’immaginazione desiderante e lo stato di grazia in cui vivo comunque, se solo me ne rendo conto: qui e ora, nel minuscolo giardino che nel frattempo si è risvegliato come ogni anno, dispiegando la sua meraviglia, piccolo resto di paradiso, con le gatte, tre piccole anime, compassionevoli compagne al mio dibattermi. 

E’ una gioia che sia difficile conquistarsi la fibra – non solo quando il tecnico arriva, una specie di Babbo Natale, e ti senti miracolato. Un Babbo Natale arrabbiato – “mi gavaria podesto impirar ea fibra nel numero vecio, no ghe gera bisogno de cambiar tuto! Quei in central i fa confusion, e nialtri gavemo a che far coi clienti incassai!” (= avrei potuto infilare la fibra nel vecchio numero, non c’era bisogno di cambiarlo! Quelli in centrale fan confusione, e noi abbiamo a che fare coi clienti incazzati). Garantisco anche a lui la mia imperitura gratitudine.

E’ grazie alle difficoltà che riconosci la realtà come guru: puoi essere grato a ogni cosa, soprattutto a quelle che non vanno come pretendi che vadano. Senti compassione amorevole per tutti gli esseri, immersi come te nelle loro preoccupazioni. Certo, sono una cliente petulante ed insistente. Chissà che i miei fastidiosi comportamenti siano stati anch’essi, per chi li ha subiti, parte della realtà che è come è – e quindi a loro volta fonte di meditazioni illuminanti sulla realtà come guru. Me lo auguro e dedico queste righe alla liberazione di tutti gli esseri senzienti – dagli sforzi del rifiuto verso ciò che non va come ci auguriamo e dell’attaccamento a quel che vogliamo ottenere. Fibra compresa.

P.S. Mi ha chiamato Taddeo! Mi verrà a trovare a Venezia, prima o poi.