Conversazioni private”, impubblicabili senza il consenso dello staff di Donald Trump. La Lega si è rifiutata di rendere pubbliche le mail tra lo staff del Carroccio e quello del candidato repubblicano alla Casa Bianca, che secondo il Carroccio provano inconfutabilmente l’incontro tra Matteo Salvini e il magnate newyorkese, avvenuto in un palazzetto dello sport di Wilkes Barre, in Pennsylvania, durante un’iniziativa elettorale. “Una dozzina di mail”, determinanti per chiarire una questione che sta imbarazzando la Lega e i sostenitori del suo leader Salvini, che il 25 aprile aveva pubblicato sui social network più foto della manifestazione della campagna elettorale in Pennsylvania del tycoon.

Il quale invece ora prende le distanze dall’incontro: “I didn’t want to meet him”, ha risposto Trump a Michael Wolff, il biografo di Rupert Murdoch che l’ha intervistato per l’Hollywood Reporter. Traduzione: “Non volevo incontrarlo”. Un’affermazione che ha alimentato il dubbio che il tycoon avesse smentito tout court il breve faccia a faccia. In realtà c’è una foto che li ritrae insieme, sorridenti. Per cui che l’incontro ci sia stato pare innegabile. Il punto è chiaramente politico: Trump, conquistati i delegati per la nomination repubblicana, preferisce ora stendere un velo sul rapporto con il leader del Carroccio.

Questo nonostante una delle mail inviate dagli uomini di Trump a quelli di Salvini, che circola già da tempo ed è rimbalzata addirittura sul Wall Street Journal, sia esplicita: il tycoon si diceva “lusingato dal fatto che Mr. Salvini avesse voluto incontrarlo”. Secondo Michael Wolff, autore dell’intervista della discordia, “o ignorava chi fosse Salvini, oppure Trump ha negato di conoscerlo per ragioni di convenienza politica”.

Se sulle prime le “dozzine di mail” che la Lega avrebbe scambiato con lo staff di Trump per preparare l’incontro tra i due erano servite al Carroccio per smentire la versione del candidato repubblicano che provava a distanziarsi, come riportato da Repubblica adesso il Carroccio rifiuta di rendere pubblico il carteggio a cui alludeva fino a ieri: “Corrispondenza privata”, fanno sapere da via Bellerio. Insomma, le stesse mail che avrebbero dovuto essere dirimenti del giallo rischiano di infittirlo: “Non possiamo renderle pubbliche senza il consenso dei collaboratori di Trump”.