Alle elezioni amministrative qualcuno potrà votare anche “per il re”. A settant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, che decretò la nascita della Repubblica italiana, in alcuni Comuni si presenterà un partito monarchico. “Abbiamo due liste in provincia di Lecco e di Pavia e dei candidati a Roma, Caserta e Torinomassimo-malluccispiega a IlFattoQuotidiano.it Massimo Mallucci, avvocato ligure, presidente di Italia Reale-Stella e Corona, gruppo politico attivo sin dal dopoguerra con circa 3600 iscritti e il sogno del ritorno di un sovrano al Quirinale. Tre anni fa nella Capitale prese 618 voti, lo 0,06 per cento. In questa tornata si presenta con Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Gli argomenti dei monarchici oggi hanno poco a che fare con la storia. L’esiguo numero di voti che portò al tramonto del Regno d’Italia e le accuse di brogli dei sostenitori di Casa Savoia non fanno più parte del dibattito. “Non siamo nostalgici”, tiene a precisare a IlFattoQuotidiano.it Alessandro Sacchi, avvocato napoletano presidente dell’Unione sacchiMonarchica Italiana, movimento di opinione con oltre 70mila iscritti e sedi in tutto il territorio nazionale. “Non guardiamo al passato, ma alle monarchie costituzionali esistenti in Europa, dove a garantire la stabilità politica c’è un re, unica vera figura possibile al di sopra delle parti”.

Il numero di persone affascinate dalle idee dei realisti è in crescita e tra loro vi sono anche centinaia di under 25. “Ci trovano attraverso internet e i social network. Si tratta di giovani che hanno fatto l’Erasmus o viaggiato in Paesi sviluppati e all’avanguardia, come Belgio, Spagna, Gran Bretagna, Svezia o Norvegia, in cui grazie ai reali lo Stato funziona meglio”. Circoli esclusivi e titoli nobiliari non c’entrano con i monarchici di oggi. “Siamo professionisti, operai, studenti, gente normale accomunata dall’idea che la monarchia sia la soluzione alla crisi di democrazia e credibilità dell’Italia”, afferma Sacchi. La loro area politica è il centrodestra, ma non si sentono rappresentati da nessun leader. Di base sono euroscettici, perché ritengono sia necessario recuperare identità e sovranità nazionale. Le unioni civili non li convincono del tutto, ma sono contrari a qualsiasi discriminazione sessuale. Considerano una deriva autoritaria la riforma costituzionale voluta dal governo Renzi e credono che il ritorno di Sergio Mattarella riceve i Reali di Norvegiaun re potrebbe ridimensionare costi e privilegi della politica. “Senza contare che l’apparato monarchico costerebbe meno rispetto a quello della presidenza della Repubblica. Il Quirinale pesa sui contribuenti italiani quattro volte più di Buckingham Palace su quelli inglesi”, dichiara Sacchi citando una tabella comparativa pubblicata sul sito del movimento.

Il primo ostacolo per un ritorno di un sovrano come Capo dello Stato, però, è l’articolo 139 della Costituzione: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. L’Umi da anni cerca di farlo abrogare aprendo così a un nuovo referendum istituzionale. “Stiamo lavorando a un manifesto dei giuristi italiani – spiega Sacchi – perché se il popolo è veramente sovrano, deve avere anche il diritto di scegliersi le istituzioni che vuole”. Sul tema il movimento organizza frequenti incontri con esperti di diritto, a cui prendono parte anche personalità politiche. L’ultima iniziativa, organizzata a Roma il 28 maggio, aveva il titolo “70 anni di repubblica: mandiamola in pensione! È viva la monarchia”, si sono fatti vedere Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli Esteri del governo Monti, l’onorevole Daniele Capezzone (ex radicale, ex berlusconiano e ora fittiano) e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, Forza Italia. Tra i relatori c’era l’astrofisico ex senatore di Alleanza Nazionale Giuseppe Basini.

A spaccare il fronte monarchico è però il nome dell’ipotetico sovrano. La disputa è decennale. Secondo quelli rappresentati da Italia Reale-Stella e Corona i legittimi pretendenti sarebbero Vittorio Emanuele di Savoia e il figlio Emanuele Filiberto, eredi di Umberto II e Maria José. I sostenitori dell’Umi invece ritengono che il trono spetti al cugino Amedeo d’Aosta e al figlio Aimone, appartenenti a un ramo cadetto sabaudo. A legittimare la loro Pantheon, cerimonia per il 150mo anniversario dell'Unita' d'Italiapretesa sarebbe il mancato assenso di re Umberto al matrimonio a Las Vegas del figlio con la borghese Marina Doria, che lo avrebbe fatto decadere dalla successione in base alle leggi dinastiche della Casa reale. “Dibattere oggi di regole antiche è un esercizio da studiosi o da appassionati di gossip, ma non è costruttivo nell’attualità politica”, taglia corto Mallucci. E a chi fa notare che Vittorio Emanuele non abbia un’immagine “reale” risponde che “giornalisti e magistrati l’hanno perseguitato e dipinto negativamente, ma dal punto di vista giudiziario ne è uscito sempre bene”. Lo scorso anno Vittorio Emanuele ha ottenuto un risarcimento dallo Stato per ingiusta detenzione per la storia (nota) del 2006, quando fu arrestato nell’ambito di un’inchiesta su truffe, videogiochi e prostituzione, diretta dall’allora pm di Potenza Henry John Woodcock, a cui seguirono scarcerazione, riabilitazione e scuse.

Il dibattito pare interessare un numero di italiani più ampio di quanto si crede, se è vero che un sondaggio proposto nel 2011 da Sky ai telespettatori che stavano seguendo il matrimonio tra William e Kate segnò un 31 per cento di favorevoli al ritorno del re. Una cifra certamente non attendibile perché non scientifica, ma testimonianza di una curiosità sul tema. “I monarchici sono più di quanti si pensi”, conclude Sacchi. “Ma chi lo è oggi non lo dice e preferisce che non si sappia. Conosco anche dei membri dell’attuale governo che hanno in casa i ritratti dei reali. Ma non posso fare nomi”.