È una lunga storia di militanza quella del movimento per i diritti delle persone trans, di conquiste sul piano legale e culturale, ma anche di battaglie ancora da vincere. E si discuterà sicuramente anche di questo nel sesto Consiglio europeo transgender, quest’anno in programma a Bologna dal 2 al 5 giugno: quattro giorni di workshop, incontri, tavole rotonde e proiezioni, distribuiti tra Palazzo d’Accursio e Palazzo Re Enzo, nel cuore storico della città. Oltre 300 i relatori invitati da tutta Europa, per quello che è il più grande appuntamento istituzionale dell’universo transgender, organizzato a dieci anni dal primo meeting di Vienna del 2005. Parteciperanno funzionari dell’Onu e dell’Unione europea, parlamentari, ricercatori, scienziati e attivisti per i diritti lgbt.
“Un’occasione unica per l’Italia, il nostro Pride” lo ha definito Porpora Marcasciano, presidente del Mit, il Movimento d’identità transessuale fondato dalla storica attivista Marcella di Folco, che da oltre 30 anni non solo porta avanti la lotta per i diritti di transessuali, transgender e travestiti, ma svolge anche un lavoro di assistenza medica e legale, di accompagnamento ai servizi sociali, e di aiuto psicologico alle persone che si rivolgono al suo sportello. “Attivisti e attiviste trans da tutta Europa potranno incrociare lotte, riflessioni, rafforzare reti e costruirne di nuove”. È stato proprio il Mit, insieme al network Tgeu Transgender Europe, organizzazione che raccoglie oltre 90 realtà distribuite in 42 paesi diversi, a mettere in piedi la 4 giorni del raduno bolognese, ottenendo il sostegno del Comune di Bologna e il patrocinio dell’Ufficio nazionale contro le discriminazioni e del Consiglio d’Europa.
Tanti i temi inseriti in programma. Si parlerà dei passi avanti compiuti negli ultimi anni. Come la firma del Gender Recognition Act, al quale è dedicato un workshop: promulgato in Irlanda nel 2015, dopo il referendum sul matrimonio omosessuale, facilita il riconoscimento giuridico delle persone trans e il cambio di identità sulla base solo dell’autodeterminazione e senza intervento del medico. È questa infatti uno delle questioni che più sta a cuore ai movimenti lgbt, ossia la libertà di ottenere un nuovo nome e una nuova identità all’anagrafe senza l’obbligo di sottoporsi a un’operazione chirurgica complicata, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Ma nel corso del raduno si discuterà anche delle difficoltà che incontrano le persone transessuali in carcere, dove alla privazione della libertà spesso si aggiungono discriminazioni e abusi da parte del personale e degli altri detenuti, delle barriere che a volte limitano o impediscono ai transessuali di praticare alcuni sport, e dei diritti dei “sex workers”. In calendario anche uno spazio di approfondiranno dedicato alle problematiche e alle lacune del welfare pubblico, dove i servizi offerti spesso sono strutturati su una divisione di genere maschio-femmina, e non riescono a rispondere alle esigenze particolari delle persone transessuali.
Non è un caso che per il meeting europeo sia stato scelto il capoluogo emiliano, città dove da sempre le amministrazioni si sono dimostrate attente e sensibili alle tematiche lgbt. È stata infatti la prima città in Italia a concedere una sede comunale all’Arcigay, grazie alla volontà di un sindaco comunista, Renato Zangheri, capace di una visione che andava oltre gli orizzonti prossimi. E anche i volontari del Mit oggi lavorano tra le pareti di un locale in centro, dato dal Comune. “Ci siamo messi a disposizione perché pensiamo sia un’occasione per avere qui a Bologna presone che si occupano di temi importanti – ha detto l’assessore alla Promozione della città, Matteo Lepore, nel corso della presentazione dell’evento, assicurando “sostegno istituzionale, politico e culturale”.