Ennesimo schiaffo a medici e cittadini italiani: arriva il sigillo sulla privatizzazione della sanità italiana. Con la nuova riforma sostenuta dalla Sisac e da Fimmg, il medico di famiglia proseguirà la sua attività lavorativa assistenziale di medico condotto dalle 08:00 fino alle ore 00:00; solo nelle zone caratterizzate da particolari condizioni oro geografiche e di viabilità, la Continuità Assistenziale sarà mantenuta, secondo gli indirizzi della programmazione regionale, dalle ore 00:00 alle ore 08:00.

La maggior parte delle regioni effettuano, però, tagli alla sanità per rientrare nei bilanci, questo è il caso di Piemonte, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria e in ultimo il caso della Sicilia. In generale, le necessità mediche dei pazienti che dovessero presentarsi in orario notturno (dalle 00:00 alle 08:00 del mattino seguente) saranno di competenza del servizio di 118.

Il sovraccarico lavorativo affidato al servizio di emergenza troverà quindi risposta nelle strutture di pronto soccorso già al limite della sostenibilità – sia per eccessivo numero di pazienti sia per l’ormai istituzionalizzata carenza di personale – con peggiore assistenza al paziente che dovrà, purtroppo, abituarsi a rivolgersi esclusivamente alle Aziende ospedaliere anche per interventi medici di minore rilevanza, ma comunque seri, che si dovessero verificare durante la fascia notturna.

Vista ormai la dilagante abitudine a ridurre la spesa sanitaria a qualsiasi costo e poiché i coordinatori Aft (Aggregazione Funzionale Territoriale ) in questo progetto saranno pagati per il loro ruolo è da chiedersi i soldi risparmiati a chi possano esser sottratti se non alla Continuità Assistenziale. Le ripercussioni saranno innumerevoli, in tutti i campi. Non dimentichiamo che il patto per la salute che il Governo sta per sottoscrivere con le Regioni prevede tra l’altro la chiusura dei piccoli ospedali con meno di 120 posti letto.

Abbiamo l’obbligo, inoltre, di ricordare che i sanitari addetti al servizio di 118 soffrono da anni di un organico ridotto ai minimi termini e turni massacranti, che aumentano inevitabilmente la possibilità di errore: il tutto si ripercuote ovviamente sul paziente. Breve parentesi, ma oltremodo fondamentale, la rivolgiamo invece ai mezzi di primo soccorso, gestiti, ad esclusione dei casi in cui non si può fare a meno dell’intervento medico, da infermiere e autista soccorritore.

Accade però spesso che i codici verdi o i codici gialli possano drammaticamente evolvere, rispettivamente, in gialli e rossi; quanti di noi, in quel momento, vorrebbero essere soccorsi da infermieri? C’è da chiedersi cosa i medici abbiano fatto di tanto ingiusto da meritare un tale svilimento della professione? Che fine fa l’Atto Medico in questo panorama apocalittico per la tutela della salute del cittadino?

Le nostre istituzioni, spesso, hanno un quadro prospettico marginale della realtà territoriale e non dovrebbero bastare i pruriti dei sindacati per approvare un qualcosa che potrebbe trasformarsi in un ordigno che porterà al collasso e alla distruzione di una Istituzione, la Continuità assistenziale (C.a.) che, fino ad ora, aveva nel complesso funzionato più che dignitosamente, limitando di gran lunga i costi per il Ssn.

Già dietro le quinte si vocifera che si sta pensando di risolvere alcuni disservizi medici con l’istituzione di C.a. privata, magari sottopagata. Al danno si aggiunge la beffa.  Il povero paziente, costretto già a versare annualmente tasse che in un modo o in un altro finiscono nelle casse della sanità, nel nuovo regime di fronte a un disservizio per chiamata notturna al 118 per un problema di non grave natura, si sentirà fortemente tentato nel chiamare un servizio domiciliare notturno di C.a. privato, che dovrà pagare.

In ultimo, la gestione di un altro problema principale, la scarsa opportunità lavorativa per la figura del medico neoabilitato (circa 12.000 professionisti) che, ad oggi, non ha nel proprio futuro nulla più di una serie infinita di numeri chiusi. Cosa rimarrebbe a questi giovani medici, figli di un Dio minore?

Forse è più utile una giusta revisione dell’attuale Accordo Collettivo Nazionale, nonché una ridefinizione della figura del medico neolaureato nella C.a. da un punto di vista previdenziale e non solo. “Qui facciamo lotte di sigla, lotte tra sindacati invece dimentichiamo che la salute è di tutti. Stiamo creando una nazione malata, oltre che disoccupata. Non è solo il lavoro che dà la libertà, il primo sintomo di libertà è la Salute”, ha dichiarato la Dott.ssa Maja Fedeli, Portavoce Nazionale del Coordinamento Mondo Medico alla manifestazione organizzata dallo Smi in data 11 Maggio a Piazza Montecitorio. Ai posteri l’ardua sentenza!!!