La AltrOck Productions pubblica due lavori, nel 2015 e nel 2016, che fanno sperare: Everyday mythology dei Loomings ed Eros & Thanatos dei Syndone. Cominciamo dal più schizzato, paranoico, malato e sconvolgente dei due, Everyday mythology, un album nel quale linguaggi provenienti da differenti, antipodiche dimensioni trovano ragion d’essere in un viaggio schizoide e viscerale, sincero e imprevedibile. A restituire questa dimensione unica e spiazzante, concorrono tanto le spalmatissime sonorità di glockenspiel e tabular bells, quanto i cori, trattati nei più svariati modi possibili: ai duetti si succedono trii, pezzi d’insieme e concertati che, tutti insieme, denotano una notevole padronanza della materia da parte di un ensemble di musicisti di origini varie: dagli italiani Maria Denami, Enrico Pedicone e Jacopo Costa alla tedesca Ludmila Schwartzwalder e i francesi Benoît Rameau e Louis Haessler.

C’è di tutto e di più in questo album dei Loomings, dalle volate zappiane alle inquietudini webberiane, dal divertissement musicale (ma anche, in larga parte, timbrico, sonoro) a una scrittura sapiente, specie nell’incontro contrappuntistico delle parti vocali, nelle imitazioni che scaturiscono fra voci e strumenti, nell’incedere quasi geometrico delle varie sezioni e parti che vanno a costituire ogni singolo brano di questo disco: un lavoro che ama tanto divertire quanto divertirsi. La musica che parla di se stessa, che si occupa principalmente di sé senza però dimenticare il pubblico, senza chiudersi in un crogiuolo di autoreferenzialità: un ambiente sonoro quello dei Loomings in cui gli effetti e le risonanze cuciono una veste trasparente che l’ultimo progetto del nostro ensemble italo-franco-tedesco indossa con notevole disinvoltura.

Eccoci ora all’incontro tra Eros & Thanatos, un incontro che i Syndone trattano con anima progressiva, in un linguaggio erede del grande rock che, come annota Franco Vassia all’interno di questo prezioso disco, ebbe il merito di “sdoganare la musica colta per poi imbrigliarla su pentagrammi sino ad allora sconosciuti: composizioni talmente articolate che si frantumavano continuamente per poi comporsi e ricomporsi ancora”. E a suggello di questa vena profondamente prog, ecco giungere in qualità di special guest (specialissimi ospiti direi), Steve Hackett dei Genesis che regala un suo solo di chitarra al brano numero 11, Sotto un cielo di fuoco, e Ray Thomas dei The Moody Blues, che fa ascoltare il suo flauto al brano numero 9, L’urlo nelle ossa.

Il lavoro dei Syndone non è però una semplice prosecuzione dei canoni linguistici tipici del rock progressivo, anzi, tutt’altro: Eros & Thanatos fa proprie tutte le spinte che si inscrivono in un eccezionalmente ampio arco musicale che va dal sinfonismo alla canzone colta, passando attraverso il lead pianistico, diversi e mai inopportuni esotismi ambientali e l’elettronica di analogica memoria. I continui cambi di ritmo e metro non sono fini a se stessi in questo sapiente lavoro dei Syndone, seguendo altresì logiche strutturali di grande caratura. La voce di Riccardo Ruggeri emerge poi dalla massa strumentale per intonare testi il cui significato, la cui varietà e originalità riesce ampiamente a valorizzare: sono questi i momenti più “canzonistici” di tutto l’album, i momenti più schiettamente melodici, comunicativi e abbordabili del lavoro dei Syndone, che dimostrano così di saper andare incontro anche all’orecchio più avvezzo a generi e forme di più larga e collaudata distribuzione.