Pochi sanno che un sindaco ha competenze in materia di salute ed ha, perciò, il dovere di intervenire a garanzia dei più deboli, quando non lo fanno lo Stato e la Regione. Il sindaco ne ha il potere – lo prevede il Testo Unico degli Enti Locali – e ne ha il dovere, quando si determinano situazioni “urgenti”, straordinarie e imprevedibili che impongono un intervento “indifferibile” che le istituzioni sanitarie ordinarie non sono in grado di garantire.

Questo diritto/dovere non viene tuttavia esercito dai sindaci che ne hanno nei fatti rinunciato, per ragioni più politiche che istituzionali: la spartizione di potere fra i partiti prevede che non ci siano interferenze vere nella gestione del potere tra Regioni, Comuni e enti, se non a parole.

Credo invece che questo potere di intervento sia più un dovere che un diritto. Se sarò eletto sindaco di Milano, dunque, mi riapproprierò della funzione di vigilanza ed intervento prevista per il Primo cittadino, perché questo va a beneficio delle persone più fragili, le persone malate o bisognose di cure, che hanno pochi diritti e non sempre riescono a farli valere, non essendo sindacalizzati o protetti da amici istituzionalmente ammanicati.

Da sindaco emetterò ordinanze in materia di servizi sanitari sul territorio milanese (e della città metropolitana) in caso di liste di attesa particolarmente lunghe, situazioni pericolose nelle strutture sanitarie, come le infezioni ospedaliere, o casi gravi di malasanità, carenza di informazione indipendente e autorevole verso i cittadini sulla reale efficacia delle cure; ma anche sulla misura di qualità dei servizi e delle strutture, sui risultati di salute e di cura attribuibili alle singole strutture e ai singoli reparti e luoghi di cura.

L’idea è di istituire alle dirette dipendenze del sindaco un Ufficio a disposizione dei cittadini che, in autonomia o su segnalazione dei cittadini, individui le ordinanze urgenti per sanare la situazione di insostenibile lunghezza delle liste di attesa, situazioni pericolose negli ospedali, casi di malasanità o ancora la carenza di informazione verso i cittadini. Il modello è l’Health Commissioner presente da sempre nel National Health Service inglese.

Ecco, vorrei che a Milano come a Londra il sindaco fosse riconosciuto dai cittadini anche come il Garante dei propri diritti alla salute e dei servizi che la legge prevede siano a disposizione di tutti, senza eccezioni.

E se non sarò sindaco? Mi batterò comunque per questi obiettivi, come Consigliere comunale o attivando gli strumenti di iniziativa popolare.