“Fumo marijuana per meditare“. Grazie a queste parole un tabaccaio 30enne di Toritto, in provincia di Bari, è stato subito scarcerato dopo che, venerdì 27 maggio, era stato arrestato dalla Polizia ferroviaria in flagranza di reato: alla stazione del paese aveva con sè 8 grammi di marijuana. Nella successiva perquisizione in casa gli agenti avevano poi sequestrato altri 60 grammi della stessa sostanza, ma, processato per direttissima il giorno dopo, al giudice del Tribunale di Bari Anna Perrelli ha detto di essere “cultore della religione rastafariana“: ha infatti spiegato di avere allestito nella sua casa una stanza adibita alla meditazione, con tanto di giradischi per ascoltare musica raggae e di una zona per fumare e per pregare. Durante la perquisizione gli agenti avevano inoltre trovato a casa dell’uomo buste in plastica ritenute finalizzate al confezionamento della droga: il 30enne ha invece spiegato che erano destinate all’imballaggio di borse nuove che da sempre vende nella sua tabaccheria.

Così, sulla base dell’interrogatorio e dopo avere valutato l’assenza di precedenti penali dell’uomo, assistito dagli avvocati Luca Bruno e Fabrizio Del Rosso, il giudice ha così convalidato l’arresto senza però applicare alcuna misura cautelare. Il ragazzo è stato subito rimesso in libertà, mentre è stata rinviata al 5 ottobre la discussione del processo con rito abbreviato. La decisione del giudice è stata dettata dal fatto che la fede religiosa del rastafarianesimo ha fra i suoi precetti l’utilizzo della marijuana come erba medicinale e meditativa per favorire la preghiera. Tra le caratteristiche dei fedeli “rasta” c’è poi l’uso di fare crescere i cosiddetti “dreadlocks”, le lunghe ciocche di capelli annodati che caratterizzano la chioma di molti fedeli, come quella del 30enne di Toritto.