Mio nonno Gianni era un giornalista, un intellettuale puro. Editorialista del glorioso giornale L’Ora, stampava un foglio tutto suo, “Curtigghiu” (trad. voci di cortile), il settimanale dei palermitani onesti”. Erano gli anni 50 e, mentre la Tv svolgeva il suo ruolo da educatore nella diffusione della lingua italiana, un piccolo gruppo di intellettuali, sparso fra le diverse regioni, provava a salvaguardare la tradizione dialettale, nella sua accezione prettamente culturale. Gianni Matranga era uno di questi e non a caso il suo giornale era tutto rigorosamente scritto in dialetto. Con rime, aneddoti e sberleffi, faceva nero l’allora sindaco Salvo Lima.

Erano gli anni del sacco di Palermo, della cementificazione brutale, della Dc imperante e dell’assessore Vito Ciancimino.

Mio nonno si beccò una pallottola nella gamba, le indagini non portarono a nulla. Sarà stata una casualità, perché, come tutti sanno: la mafia non esiste.

A me restano il suo bastone e le copie dei suoi giornali.

Venne la volta di Cristina Matranga, la pasionaria azzurra che si era messa in testa di difendere i magistrati dagli attacchi del suo stesso partito! A mia madre le cose piace prenderle di petto e le mezze misure non rientrano nei suoi canoni. Garantista più di un penalista, si era messa a combattere per i diritti dei carcerati. Qualcuno pensò di poterne approfittare per “rompere il vetro del 41bis” e lei, sempre di petto, rimandò l’invito al mittente. Seguirono minacce e pedinamenti, allarmi bomba e intrusioni in casa. Fin quando una notte, tutto lo Stato Maggiore palermitano piombò nella nostra abitazione. Ricevemmo in premio la scorta e 5 uomini dei Vespri dentro casa. La nostra sirena si unì al suono delle altre che già scorrazzavano per Palermo. Dopo 15 anni di fiato sospeso, all’improvviso, andarono via tutti e buonanotte ai sognatori, tanto si sa che la mafia non esiste. A me è rimasta la rabbia.

Oggi cerco di mettere insieme quello che mi è successo negli ultimi sei mesi. Provo a ricordare facce, incontri, storie raccontate e quelle ancora da raccontare. Ho subito delle intimidazioni o sono tutte casualità? Oggi la mafia non c’è perché “è stata sconfitta”, l’ho appreso di recente, nel corso del G20. Ne sono felice e mi congratulo, ma non è a lei che penso riguardando le foto della mia auto carbonizzata, il giardino distrutto e alcuni consigli non richiesti pervenuti da estranei. Ciò che di sicuro esiste e nessuno ha mai provato a combattere, è la mafiosità, quella che si insidia fra le pieghe delle nostre intolleranze, delle prevaricazioni, della mancanza di rispetto della più banali norme civili, della furberia, dell’opportunismo e del senso d’impunità. Il resto, evidentemente, è una tara di famiglia.