Nell’area orientale di Napoli c’è un’altra Bagnoli. Nei quartieri ad est del capoluogo campano per decenni si sono concentrate le grandi industrie metalmeccaniche e petrolifere. Negli anni l’inquinamento della zona che comprende i quartieri di San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli e parte di Gianturco ha raggiunto livelli preoccupanti. Il 21 dicembre 1985 l’esplosione di un deposito Agip ha provocato 5 morti, 160 feriti e lo sfollamento di 2500 abitanti. Dopo l’incidente è iniziata la delocalizzazione delle raffinerie e di alcuni depositi di stoccaggio di idrocarburi. Molti altri impianti appartenenti alle maggiori compagnie petrolifere continuano a lavorare nella zona.

Nel 1999 Napoli Est è diventa Sito di Interesse Nazionale ma nonostante i molti progetti che si sono susseguiti nel tempo nessuna bonifica dei suoli è stata completata. Su 66 siti privati, circa 29 hanno caratterizzato i suoli di cui solo sei hanno presentato un progetto preliminare di bonifica, ma solo tre sono progetti definitivi presentati e mai portati a termine. Le ultime analisi dell’Arpac (Agenzia Regione per l’Ambiente) hanno mostrato la presenza di sostanze inquinanti nei terreni in cui c’erano gli stabilimenti. Nel mese di dicembre 2015 è arrivata l’inchiesta della magistratura e dell’Antimafia che accusa la Q8 di smaltimento di rifiuti tossici. Come se non bastasse gli idrocarburi vengono portati dalle navi nella cosiddetta ‘darsena petroli’ e attraverso l’oleodotto i materiali vengono trasportati nei vari impianti ancora funzionanti. Il problema è che questa fitta rete di tubi vetusti in cui, in alcuni punti, viaggia materiale infiammabile oltre ad essere poco controllata è anche pericolosa, perché attraversa l’area orientale passando anche vicino alle abitazioni.

Sulla fascia costiera la situazione non va meglio. Negli anni scorsi l’inquinamento del mare (e l’espansione del porto di levante) ha via via impedito ai cittadini di usufruire di zone balneabili. Nonostante i divieti molti abitanti continuano a farsi il bagno e diversi pescatori sfidano la Guardia costiera e vendono al mercato il proprio pescato. Intanto i lavori di espansione del porto proseguono senza sosta come previsto anche dal ‘Patto per la Campania’. I comitati sono preoccupati dall’espansione dell’area portuale. Dopo le elezioni partirà lo screening sanitario per verificare l’incidenza di tumori (in particolare alla vescica, causati per lo più da inquinamento da idrocarburi). Per il momento l’unica conquista per i comitati  di Fabio Capasso