“Nella sostanza è stata una strage anche se non si può definirla così in termini tecnico-giuridici. Ecco perché per la prima volta contestiamo ai due scafisti il delitto di naufragio“. Ad affermarlo è il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci nel corso della conferenza stampa in questura per l’arresto effettuato dalla Squadra mobile dei due scafisti che guidavano il barcone affondato nei giorni scorsia 40 miglia dalle coste libiche. In manette con l’accusa di associazione a delinquere e naufragio sono finiti un marocchino di 34 anni, Abdelfatah Azridah, e un ventenne siriano, Omar Torki. A meno di 24 ore dallo sbarco dei 135 superstiti e delle 45 salme recuperate, la polizia ha ricostruito la dinamica dell’incidente in cui sono morti oltre 200 migranti e anche uno scafista sudanese. Il magistrato reggino chiede alla politica di fare presto: “Non si riesce a far fronte a un’ondata migratoria di proporzioni colossali. Siamo in presenza di un’emergenza umanitaria”  di Lucio Musolino