Nel 2015 un migrante su quattro in arrivo nell’Unione Europea era un bambino, “e nel 2016 la percentuale sta aumentando”. A mettere in luce i dati sul fenomeno dell’immigrazione minorile in Europa è l’Agenzia dell’Ue per i Diritti Fondamentali (Fra), che il 30 maggio ha diffuso il suo rapporto annuale su numeri e condizioni di viaggio dei migranti più giovani. L’Agenzia fa notare che i bambini che fanno parte di questa categoria “sono stati tra i più soggetti alla violazione dei loro diritti fondamentali in diversi Stati membri” e che “in assenza di strutture specializzate i bambini sono stati spesso sistemati in strutture per adulti, senza le appropriate salvaguardie e cure”. Un po’ come è successo in Ungheria, dove operatori di Ong hanno trovato alcuni bambini rinchiusi in veri centri di detenzione, “trasferiti in strutture specializzate solo dopo il loro intervento e una valutazione dell’età”.

Non solo: nel suo rapporto la Fra ricorda che nel 2015 l’Europol ha dichiarato che almeno 10mila bambini non accompagnati sono scomparsi dai centri di accoglienza nei Paesi di primo arrivo, di transito o di destinazione. E’ successo in Grecia e in Ungheria, ma anche in Paesi come la Svezia dove nel 2015 ben 35.369 minori non accompagnati hanno richiesto asilo. Ad aggravare la situazione c’è la difficoltà delle ricerche perché, come nota la Fra, “questi minori sono raramente registrati nello Schengen Information System, il database dell’Ue per registrare le persone scomparse. Il sistema infatti non consente la registrazione di sottocategorie per i minori” che non si trovano più, “come per esempio quella di minore non accompagnato scomparso”.

Un altro problema sottolineato dall’Agenzia è quello dei ritardi nella nomina dei tutori, che di fatto escludono i minori dal ricollocamento: “I ritardi, come quelli che la Fra ha documentato in alcune parti della Germania, hanno comportato lungaggini nelle procedure di asilo e quindi nel trovare soluzioni durature per i bambini. In Italia i lunghi tempi di attesa per la nomina dei tutori sono addirittura uno di quei fattori che non hanno permesso di trasferire i minori dall’Italia in un altro Stato dell’Ue. Oltre a questo, un potenziale rischio è rappresentato anche dall’assenza, lungo la rotta balcanica, di procedure di controllo dei precedenti e del background dei volontari, “specialmente per coloro che lavorano con i bambini”.

Non tutti i minori che arrivano in Europa partono da soli: molti perdono i genitori durante il viaggio e, come ricorda la Fra, intere famiglie sono state separate lungo la rotta dei Balcani occidentali, durante l’attraversamento delle frontiere (specie tra Croazia e Slovenia) “dopo la registrazione nel campo di Opatovac o al confine serbo-croato di Bapska, al momento di entrare negli autobus”. Per questo secondo l’agenzia la nomina di tutori per i minori non accompagnati costituisce “un’importante salvaguardia per proteggere i loro interessi, dato che non si dovrebbe richiedere a dei bambini di decidere da soli su complicate questioni legali”. A questo si aggiunge l’azione di Unhcr e Unicef, che stanno creando 20 centri di supporto (Blue dots, punti blu) per i bambini e le famiglie sulle rotte più frequentate in Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia che mirano a identificare e supportare le famiglie vulnerabili in viaggio e i minori non accompagnati.