Le facce imbarazzate e incredule di Edoardo Leo e Francesca Vecchioni raccontano meglio di mille parole cosa è stata la puntata del Maurizio Costanzo Show dedicata alle unioni civili. Una gazzarra indegna, un dibattito fondato sul turpiloquio di Vittorio Sgarbi, sulle posizioni reazionarie di Carlo Taormina e sull’ipocrisia di Marina Ripa di Meana: un mix letale di argomentazioni volgari che hanno confezionato una puntata-pollaio di cui, onestamente, non si sentiva la mancanza.

Maurizio Costanzo sul tema ha posizioni chiarissime (favorevole al matrimonio egualitario) e lo ha ribadito più volte anche nel corso della puntata, ma con la scusa del contraddittorio, si è dato diritto di tribuna a opinioni che non si limitano a contrastare un’opinione contraria, ma la negano, la banalizzano, buttano in caciara una discussione che, visti i temi e la varia umanità coinvolta, dovrebbe essere più rispettosa, meno volgare. Vittorio Sgarbi ha ovviamente ricoperto il ruolo del mattatore, della solita scheggia impazzita che nelle sue elucubrazioni metteva insieme tutto e il contrario di tutto: l’avversione verso il matrimonio in generale, le gambe di Belen (anche lei ospite del programma), le posizioni della Chiesa e di Papa Francesco, in un “mappazzone” senza capo né coda che è servito soltanto a infervorare la platea e a dimostrare ancora una volta che anche un grande critico d’arte può essere un provocatore volgare su tutti gli altri temi dello scibile umano.

Le posizioni di Carlo Taormina, poi, sono purtroppo note da tempo, visto che l’avvocato è spesso ospite di quel gioiellino di pacatezza che è La Zanzara di Radio24, con Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Evidentemente invitato da Costanzo per rappresentare un’opinione estrema e palesemente provocatoria, Taormina ha nuovamente offeso e ridicolizzato milioni di cittadini italiani omosessuali, con argomentazioni così basse e astruse da non meritare neppure un contraddittorio. E in effetti, tra chi la pensava in maniera decisamente diversa sul palco del Costanzo Show, solo Belen Rodriguez e Leo Gullotta hanno provato a replicare alle provocazioni del trio delle meraviglie Sgarbi-Taormina-Ripa di Meana. Edoardo Leo e Francesca Vecchioni, evidentemente non abituati al pollaio da talk show televisivo, il più delle volte hanno preferito tacere, facendo parlare, in maniera decisamente più eloquente, le loro facce infastidite, imbarazzante, quasi schifate.

Parlare in televisione di temi del genere, soprattutto in un programma nazionalpopolare come il Maurizio Costanzo Show, è cosa buona e giusta. Ma parlarne purché sia, facendo scadere il dibattito a livelli infimi non si fa rende certo un buon servizio alla causa che lo stesso Costanzo appoggia convintamente. Al contrario, proprio perché il target della trasmissione è di livello medio-basso, il rischio è che le opinioni populiste e urlate riescano a fare breccia con maggiore semplicità, inquinando un dibattito che nel Paese è già difficile di per sé.

Sui social (soprattutto su Twitter), ieri sera era tutto un susseguirsi di post indignati contro Sgarbi, Ripa di Meana e Taormina. Ma ormai sappiamo perfettamente che i social (e Twitter in particolare) rappresentano un pezzettino minuscolo di Paese che molti di noi si illudono sia quello reale. E invece il Paese reale è quello che sul divano di casa magari annuisce allo parole di Taormina, applaude il pippotto cristianeggiante dell’ateo devoto Vittorio Sgarbi. Ecco perché la tv dovrebbe maneggiare questi argomenti con maggiore cura ed ecco perché la puntata di domenica sera del Maurizio Costanzo Show ha rappresentato un deludente passo indietro nel dibattito pubblico sulla questione che nelle scorse settimane, complice l’approvazione definitiva della legge sulle unioni civili (insufficiente ma almeno è un punto di partenza), per la prima volta nella storia italiana ci era sembrato persino di un livello accettabile.

Di sicuro Francesca Vecchioni ed Edoardo  Leo ci penseranno due volte, la prossima volta, prima di accettare l’invito a un confronto impossibile in partenza, visto che dall’altra parte c’erano i tre soggetti di cui sopra. Ma il problema della narrazione di temi del genere sulla tv nazionalpopolare è un problema reale: chi, tra chi sostiene le ragioni di una uguaglianza non più procrastinabile, ha le “skills” adatte per scendere nel fango di quelle arene televisive? Ma soprattutto: pur avendo la capacità di scendere a quel livello, è giusto legittimare quelle gazzarre con la propria presenza?