E’ successo a mio figlio. Poteva accadere al vostro. Si chiama “Amnèsia“, Amnesy in inglese. E’ quello che un pusher di strada ha venduto a mio figlio, sedici anni. Un cocktail altamente micidiale e tossico che nel migliore dei casi provoca solo un fortissimo mal di testa e vomito. Altrimenti lascia lesioni cerebrali permanenti. Nel peggiore dei casi si muore. Il figlio di una cara amica è ancora in coma. Ha la faccia pulita della politica. Di quelli che vogliono cambiare le cose partendo dai giovani. Vuole conquistare le menti e i loro cuori. Vincenzo De Falco ha fatto l’infermiere all’Ospedale Cotugno di Napoli, reparto Aids, per 25 anni. Poi è venuta la laurea in medicina, e adesso è coordinatore infermieristico, è stra/impegnato nel sociale, soprattutto nella  prevenzione droghe cosiddette “moderne” e micidiali, e nella prevenzione malattie sessualmente trasmesse.
La sofferenza degli altri è diventata la sua seconda pelle. Sua l’iniziativa del “Pozzo d’Acqua in Africa”. Lo incontro per caso al Midnight around, uno storico jazz place del Vomero (la municipalità dove si presenta per la prima volta, nella lista di de Magistris), di cui è anche direttore artistico. Sulle note, e con le note, di Antonio Onorato, jazzista e fuoriclasse, vuole rieducare l’adolescenza disagiata. Dare loro la consapevolezza che la creatività può  far “sballare” senza utilizzare nessuna sostanza. Dati e casistiche, le stesse che snocciola nelle scuole, sono da far paura. L’ultimo allarme si chiama Khat, assomiglia a una verdura. Si mastica per ottenere effetti simili a quelli dell’anfetamina, viene dall’Africa, sopratutto dalla Somalia.
“Si stima che circa il 2,5% degli studenti di 15-19 anni abbia assunto almeno una volta nella vita sostanze psicoattive sconosciute”, senza sapere di cosa si trattasse. Il 56% circa di questi studenti le ha assunte per non più di 2 volte, ma per il 23% si è trattato di ripetere l’esperienza oltre 10 volte”: sono questi i dati relativi al consumo di sostanze stupefacenti particolarmente dannose fra i giovani, riportate nella “Relazione annuale al Parlamento 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia”. “Rispetto alla forma delle sostanze assunte, il 53% degli studenti ha assunto un miscuglio di erbe sconosciute, per il 47% le sostanze non note si presentavano in forma liquida e per il 43% erano sotto forma di pasticche/pillole”, è questo il risultato di uno studio (effettuato nel 2014) che ha coinvolto oltre 30mila studenti di 405 istituti scolastici secondari di secondo grado in Italia, con tasso di rispondenza delle scuole pari all’85%. “Rispetto al genere, quasi il 3% dei maschi e poco meno del 2% delle femmine ha consumato sostanze psicoattive senza sapere cosa fossero.
Adesso, alzi la mano: chi di noi non si è fatto una “canna di marijuana, ma ai nostri tempi era roba buona. Oggi è ‘merda’ ”. Oggi vendono ai nostri ragazzi, per una manciata di euro, erbaccia essiccata e potenziata con gocce di metadone per fare “sballare” di più i ragazzi. Durante la già difficile età dell’adolescenza i ragazzi sono come argilla, materia viva, si lasciano segni che sono difficili da portar via. Spesso rimangono per tutta la vita. Sono fragili. Hanno bisogno di sicurezza. Gli amici, soprattutto quelli ti portano sulla cattiva strada, sono i punti di riferimento del suo universo. Le droghe si prendono molto spesso in compagnia. Con mio figlio erano cinque di loro a provare “nuovi” paradisi artificiali. E’ successo a mio figlio. Non voglio che succeda al vostro.