Martina Hingis ci ha messo esattamente 5.208 giorni per tornare dove le compete: al numero uno del mondo. Praticamente una vita, dal 15 ottobre 2001, giorno in cui perse la vetta del ranking mondiale in favore di Jennifer Capriati, al 18 gennaio 2016, quando è tornata al vertice della classifica di doppio. In mezzo 15 anni, due ritiri ed altrettanti ritorni, il passaggio dal singolare al doppio, vecchi e nuovi successi. Adesso il Roland Garros 2016 può chiudere il cerchio di questa carriera così strana e straordinaria: è l’unico Slam che non ha mai vinto da sola (allora i successi in doppio nel ’98 e nel 2000 furono solo una magra consolazione).

In una disciplina che ha conosciuto il dominio di Steffi Graf, Martina Navratilova e Chris Evert, la classe di Justine Henin e lo strapotere di Serena Williams, è impossibile dire che Martina Hingis sia stata la più grande. Di certo sarà quasi impossibile cancellare i suoi record di precocità: più giovane vincitrice di uno Slam a 16 anni e 4 mesi (a livello juniores addirittura a 12 anni), più giovane numero uno al mondo (16 anni e mezzo); e poi 43 titoli, 5 slam, 209 settimane da leader incontrastata. Adesso che non è più una ragazzina ma una donna di 35 anni, resta probabilmente l’ultima esponente di un tennis femminile che non esiste più. Umano, tecnico, bello da vedere.

Il suo primo ritiro nel 2003, a soli 23 anni, fu un evento senza quasi precedenti nella storia dello sport. Problemi fisici, alle caviglie in particolare. Problemi pure di nervi, per una bambina prodigio che è sempre stata fragile. A testimoniarlo anche quella controversa positività alla cocaina nel 2007, sempre negata (le dosi erano minime) ma confermata dalle controanalisi, che la portò al secondo ritiro dopo essere risalita fino al n. 7 della classifica mondiale. Il doppio, meno logorante dal punto di vista fisico e mentale, lontano dalle luci dei riflettori e dalle grandi pressioni, le ha restituito il sorriso. Ha cambiato tante partner (compresa l’azzurra Flavia Pennetta), poi ha trovato la sua anima gemella sotto rete nell’indiana Sania Mirza. Con lei ha ricominciato a vincere ed è tornata al numero uno del ranking.

E ora è di nuovo a Parigi, a 17 anni di distanza dalla finale del 1999 persa contro Steffi Graff in un mare di lacrime, dopo essere arrivata anche a servire per il match sul 6-4 5-4 nel secondo set. Quella partita ha segnato la sua vita: dopo di allora non avrebbe più conquistato uno Slam nel singolare. Il Roland Garros è l’unico major che non ha mai vinto nella sua prima carriera. L’anno scorso la sua corsa si fermò nei quarti, ora insieme alla Mirza parte da favorita e può farcela. Vincere qui avrebbe un significato speciale. E poi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, in doppio misto con Roger Federer. Re e regina insieme, di nuovo sul tetto del mondo. Allora potrebbe davvero ritirarsi. Ma perché mai, adesso che ha cominciato a divertirsi.

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