Il governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca potrebbe essere presto archiviato nell’inchiesta sulla presunta trattativa aperta sulle sentenze che lo hanno mantenuto in carica ‘salvandolo’ dalla Legge Severino. I pm di Roma Corrado Fasanelli e Giorgio Orano e il procuratore aggiunto Paolo Ielo hanno firmato l’avviso concluse indagini nei confronti di sei indagati di concussione per induzione, e tra questi non c’è il nome di De Luca, preludio per lui di una molto probabile richiesta di archiviazione.

I sei destinatari dell’avviso sono il giudice Anna Scognamiglio, il marito Guglielmo Manna, avvocato e già consulente di una struttura ospedaliera pubblica, l’ex segretario di De Luca Nello Mastursi (dimessosi alle prime avvisaglie dello scandalo) Giorgio Poziello, Giuseppe Vetrano (ex coordinatore delle liste di De Luca ad Avellino) e Gianfranco Brancaccio. Secondo le indagini della Squadra di Mobile di Napoli diretta da Fausto Lamparelli, Mastursi, Vetrano, Poziello e Brancaccio ebbero a vario titolo un ruolo nella ‘trattativa’ condotta dall’avvocato Manna che ambiva a un ruolo di manager o commissario di una delle Asl della Campania – nomine di competenza del governatore – e per raggiungere il suo scopo sottolineava agli interlocutori il ruolo della moglie nel collegio civile del Tribunale di Napoli chiamato a decidere sui ricorsi dei legali di De Luca per neutralizzare gli effetti della Legge Severino. Da condannato in primo grado per abuso d’ufficio a Salerno (condanna poi annullata in Appello), De Luca infatti rischiava di non insediarsi a Palazzo Santa Lucia. Il Tribunale di Napoli, anche sulla base del precedente del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, diede però ragione ai legali del governatore e mantenne De Luca in carica: i provvedimenti furono firmati e motivati dal giudice relatore, Anna Scognamiglio.

Secondo i pm di Roma, l’induzione sarebbe consistita da parte della Scognamiglio nel rappresentare a Vetrano e Mastursi l’esito incerto della causa e il suo ruolo decisivo per la decisione a favore di De Luca. La Scognamiglio – che il Csm ha trasferito in seguito alla vicenda giudiziaria al Tribunale Napoli Nord – affermò di non conoscere assolutamente De Luca, Mastursi, e Vetrano e di non aver chiesto loro alcun favore per sé o per il marito.

La presunta ‘trattativa’ fu scoperta grazie a intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli – pm Henry John Woodcock ed Enrica Parascandalo – nell’ambito di un’altra indagine sugli appalti in un ospedale napoletano. Intercettazioni poi trasmesse a Roma, procura competente per i magistrati di Napoli, quando emerse il nome del giudice Scognamiglio.