Due giorni di “musica importante”, molti baci e 50 artisti da ascoltare muovendosi come trottole fra i 3 palchi del Circolo Magnolia all’Idroscalo di Milano. L’attesa da MI AMI è finita, il 27 e 28 maggio apre i cancelli l’appuntamento che segna idealmente l’inizio dell’estate per gli amanti della musica alternativa italiana. La tradizionale formula dei tre giorni è stata concentrata dagli organizzatori, il portale Rockit e l’agenzia creativa Better Days, in un solo densissimo weekend. Tra le novità c’è la crew di visual artist Recipient che accompagnerà le esibizioni di diversi artisti, mentre si ripete l’atteso angolo del MI FAI con una selezione di nove artisti che si alternano tra illustrazione e fumetto.

Questa dodicesima edizione di MI AMI porta in campo la formazione da Champions League della scena nazionale: dal rock dei Ministri e le sperimentazioni di IOSONOUNCANE sino all’elettronica dei Crookers e di SBCR dei The Bloody Beetroot, passando per il flow di Noyz Narcos. Ma quello che salta all’occhio tra i cinquanta titolari è la nutrita schiera dei bomber romani: Francesco Motta, Calcutta, I Cani e Tommaso Paradiso. Gente che sussurra ai sold-out. E abbiamo raggiunto proprio Paradiso, cantante dei Thegiornalisti, per saperne di più sulla sua esibizione. L’autore della hit “Luca lo stesso” di Carboni si cimenterà infatti all’Idroscalo in un concerto tributo a Vasco Rossi, con l’esecuzione della pietra miliare “Bollicine”.

Pare che nel tuo anno di nascita siano uscite bombe come “1983” di Dalla, oppure il live di “Circo Massimo” di Venditti.
O quel maledettissimo scudetto della Roma (ride)

Ma perché hai scelto proprio “Bollicine” di Vasco?
Perché me l’hanno chiesto. Carlo Pastore, che è andato in fissa con quel disco, sapeva che io ero un grande fan di Vasco e mi ha chiesto di farlo. E io ho detto sì, ci sto. Poi il pubblico che si trova lì è completamente antitetico rispetto a tutto ciò che è Vasco. A me diverte il doppio fare una cosa del genere, anche perché lo farò solo piano e voce. Sarà una situazione abbastanza semplice, una cosa più intimista.

Il popolo del Miami secondo te è pronto per un salto da Vasco Brondi a Vasco Rossi?
Non lo so. Spero solo che non m’insultino, sennò poi vado nel panico e mi prende male. Devo dire che sono ormai molti anni che vado lì sia come pubblico che come performer, e l’aria che si respira sempre è stupenda. Non penso che se uno va a fare Vasco Rossi il pubblico indie s’incazzi.

Ho sentito dire che ci sarà un po’ del suono di Vasco nel vostro prossimo disco, è vero?
Fa parte del 90% delle cazzate che scrivo sui social network. Uno si aspetta sempre che sia verità, e invece dico una mezza verità perché alle tre di notte mi andava di scrivere così, perché magari stavo ascoltando un disco in macchina. Poi quando arrivi in uno studio di registrazione assolutamente no. È un lavoro.

Proprio in un tuo recente post dicevi che nei locali non sono più ben accette le cover band, mentre in tv si richiedono solo cover.
Era una considerazione pura e semplice. Quando io ero ragazzino in tv passava solo musica originale, con i vari canali che trasmettevano musica. Adesso la tv musicale si è trasformata in esercizi per gente che fa cover. Ai talent la gente va a proporre i pezzi di altri. La situazione dal vivo è completamente cambiata. Da ragazzino si ospitavano solo cover band, e ora spesso vogliono solo musica originale.

Non c’è una polemica quindi?
No. Anzi, se mi chiedono di andare a fare da giudice ad un talent show ci vado di corsa.

Siamo in diversi a pensare che l’indie è morto da un pezzo. Come la vedi tu dall’interno?
Il fatto è che ultimamente le canzoni che vanno più di moda sono canzoni più pop, che hanno però lo stesso pubblico che cinque anni fa ascoltava chitarre distorte. Solo che ora le robe distorte vanno di meno, e forse c’è bisogno di sentire canzoni semplici, senza studiare 2500 accordi. La gente vuole cantare ai concerti, sennò si fa due palle così. Come mi ha detto Edoardo Calcutta al telefono qualche giorno fa “Tommy, lo sai benissimo che tra qualche anno ritornerà di moda l’indie”. Certo che lo so. Queste cose cambiano e ritornano sempre.

Questa seconda scuola romana secondo te ha la dimensione di una moda, o sarà qualcosa che durerà?
Io spero che durerà. Le mode servono per partire. Anche se finiscono, le persone che hanno contribuito a renderle tali restano. Se noi continuiamo a fare belle canzoni, magari la scena romana passerà di moda, però noi continueremo a fare carriera.