E’ stato fatto un casino su questo manifesto con Di Vincenzo. Stanno facendo illazioni. Non è assolutamente vero che era cognato di un boss“. Così Giuseppe Riganato, candidato con Ala al consiglio comunale di Napoli, si difende ai microfoni de La Zanzara (Radio24) dalle polemiche sul suo manifesto elettorale. La locandina, infatti, lo ritrae con Giovanni Di Vincenzo, consigliere municipale uscente di Scampia, morto poche settimane fa per un malore improvviso. Di Vincenzo, del quale Riganato era considerato il braccio destro, era il cognato di Giuseppe Parisi, detto “‘o Nasone”, affiliato alla camorra e ucciso nel 2011 in un agguato a Secondigliano. “Non era parente di nessun boss” – precisa Riganato – “Ho messo la foto del morto perché io e Giovanni stavamo portando avanti un progetto nel sociale. Noi ci siamo adoperati sempre nel sociale, il mio era un omaggio per ricordarlo. Io ero il suo braccio destro al Caf. ‘O Nasone? Lo conoscevo di vista, io sono nato in questo quartiere. Era un camorrista? Non lo so, conosco tante persone, non so quello che fanno nella vita”. E, incalzato dalle domande di Cruciani e Parenzo, risponde: “Non esiste la camorra. Anzi, se esiste, la si deve combattere, perché io sono contro la camorra”. Poi corregge il tiro: “La camorra è un fenomeno che conosciamo tutti quanti e che va combattuto”. Il candidato di Ala, poi, nega di aver scritto su Facebook, il 13 dicembre 2014, una ‘filastrocca’ caustica contro il presidente del Consiglio (“Scende Renzi giù dal bosco/ e ci incula di nascosto/ si nasconde tra l’erbetta/ e ogni tanto ci inchiappetta”): prima afferma di non ricordare, poi smentisce. Ma, di fronte all’evidenza delle prove, ammette: ” “Mi sembrava una cosa così… tanto per scherzare”. Nel finale, Riganato incespica sul significato dell’acronimo del suo partito, Ala: “Significa Autonomia Liberal Popolare. No, Alleanza Autonomia liberal popolare. Anzi, Alleanza Liberal Autonomie”