L’attacco a Giuseppe Sala dai suoi avversari questa volta non arriva sui conti Expo o sui temi della campagna elettorale. Ma sulla sua assenza a un dibattito tra candidati a sindaco di Milano che si è svolto in mattinata all’università statale. Qui, in un confronto all’americana, gli studenti potevano fare via twitter le loro domande, per esempio sulle politiche per incentivare le start up. O sul ruolo delle commissioni antimafia, dopo le polemiche che nei giorni scorsi hanno seguito le parole del candidato del centrodestra Stefano Parisi, secondo il quale tale commissione “significa poco perché la mafia non va stroncata con la retorica ma con un intervento deciso delle forze dell’ordine”. A rispondere in sala c’erano quasi tutti i nove candidati a sindaco: oltre a Parisi, Gianluca Corrado del M5S, Marco Cappato dei Radicali, Nicolò Mardegan di Noi x Milano, Natale Azzaretto del Partito comunista dei lavoratori, mentre Basilio Rizzo, indisponibile per un impegno si è fatto sostituire da Sergio Brenna, esponente della sua lista Milano in Comune. Non c’era invece Sala, che così si è preso qualche sfottò su twitter, come da @glmannheimer: “Bel confronto tra candidati sindaco a #Exponetevi. Peccato che Sala come sempre diserti. Li chiamavano ‘democratici’”.

Nel corso del dibattito organizzato da University.it e moderato dal direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, anche Parisi ha punzecchiato Sala con un tweet: “Al dibattito organizzato per gli #universitari manca solo un candidato sindaco: #BeppeSala #exponetevi”. Critico anche Corrado: “Sono convinto che i confronti siano un’occasione imperdibile per chi vuole diventare sindaco per ascoltare le richieste dei cittadini, oltre che per esporre le nostre proposte – ha commentato con una nota -. Anche oggi, come praticamente in tutti i confronti cui ho partecipato, il pubblico non ha avuto la possibilità di ascoltare Giuseppe Sala. Evidentemente è una strategia politica: Sala si sente sicuro di vincere e quindi di non aver bisogno di questi appuntamenti. In realtà, però, nega un importante diritto agli elettori”.