Continua la marcia di Donald Trump verso la nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca di novembre prossimo. Pur fra polemiche e contestazioni, come quella che ieri – al grido di “fascista – ha animato una sua iniziativa elettorale in New Mexico che si è conclusa con diversi arresti. Con il 76 per cento delle preferenze, il magnate newyorkese si è aggiudicato le primarie celebrate nello stato di Washington e i 44 delegati messi in palio dalla competizione, che pure non gli bastano ancora per raggiungere la maggioranza necessaria per far sua la nomination ufficialmente. I suoi sfidanti, il senatore texano Ted Cruz e il governatore dell’Ohio John Kasich, ufficialmente entrambi ritiratisi ma i cui nomi figuravano ancora sulle schede, hanno raccolto il 10% ciascuno delle preferenze.

Sul fronte democratico ad aggiudicarsi la maggioranza dei voti è stata Hillary Clinton (54% contro il 46% di Bernie Sanders), anche se i delegati erano già stati assegnati con i caucus del 26 marzo, che avevano fatto registrare la vittoria del senatore socialista.

Attimi di tensione, intanto, quelli vissuti ad Albuquerque, New Mexico, all’interno dell’edificio dove Trump ha tenuto un comizio. Se durante l’intervento il tycoon è stato ripetutamente interrotto dai suoi oppositori che hanno gridato, mostrato cartelli di protesta contro le posizioni sugli immigrati del miliardario americano e hanno opposto resistenza all’intervento della polizia, all’esterno dal palazzo si sono registrati tafferugli e alcuni arresti: sono state lanciate pietre e bottiglie contro la polizia, che ha risposto, secondo alcuni testimoni, usando spray urticanti e lacrimogeni. I manifestanti hanno bruciato e lanciato t-shirt e altri oggetti con lo slogan di Trump, ‘Make America Great Again’. I suoi sostenitori, intanto, scandivano il loro slogan preferito: “Costruite quel muro”, per tenere lontani i migranti messicani.