Ventitremila famiglie in lista d’attesa. Mille appartamenti di proprietà pubblica liberati ogni anno di cui appena un centinaio riassegnati agli aventi diritto. Ma soprattutto una gestione delle case popolari che fa acqua da tutte le parti pesando sulle tasche dei cittadini a causa della scarsa trasparenza nel sistema di assegnazione degli alloggi, della mancanza di controlli e dell’assenza di una strategia di recupero delle morosità. Il risultato? “Gli alloggi assegnati oggi sono relativi a richieste presentate nel 2012. E’ un lasso di tempo lunghissimo che viene usato quasi come un alibi per le occupazioni di chi è in stato di necessità”, denuncia Daniele Barbieri, segretario generale del sindacato unitario degli inquilini Sunia. Come se non bastasse, poi, Comune e Regione si rimpallano le responsabilità politiche di un sistema che non funziona e che periodicamente torna alla ribalta per le case assegnate a prezzi stracciati a chi non ne ha diritto.

È con questi presupposti che l’emergenza abitativa della Capitale si prospetta uno dei temi più spinosi per il prossimo inquilino del Campidoglio che, da un lato, dovrà rispondere alla domanda di edilizia sociale e di manutenzione degli immobili nella Capitale e dall’altra far quadrare i conti intervenendo per eliminare gli abusi. La partita è decisamente delicata. Anche perché in ballo ci sono i delicati equilibri di potere fra Comune e Regione: se, infatti, al Campidoglio appartengono circa 16mila alloggi nella città di Roma, alla Regione fa capo invece l’Ater, l’azienda romana che si occupa di gestire poco meno di 50mila appartamenti ex Iacp di cui 499 di proprietà del Comune. I rapporti fra i due enti sono però assai tesi come testimonia il fatto che, il 7 aprile scorso, il Comune ha chiesto e ottenuto il pignoramento dei conti dell’Ater dopo che Equitalia ha accertato 72 milioni di cartelle esattoriali per mancati pagamenti della tassa sulla casa sin dagli anni ’90.

Per evitare il collasso dell’Ater, il Comune, la Regione e l’azienda hanno avviato una negoziazione per definire un rientro a tappe forzate sulla falsariga di quanto previsto nel piano finanziario Ater 2016. Il problema è che però l’Ater vive solo degli incassi degli affitti e non produce utili. Inoltre è sotto pressione per via della morosità degli inquilini. Senza contare che per legge è obbligata ad ammodernare gli impianti (ascensori inclusi, negli immobili con anziani e portatori di handicap) con investimenti spesso rimandati a danno degli inquilini che minacciano ritorsioni legali.

Difficile quindi immaginare che l’Ater possa facilmente restituire il dovuto al comune, verso il quale vanta a sua volta un centinaio di milioni di crediti. Se si esclude un apporto di risorse da parte della Regione, per l’azienda guidata dal commissario straordinario Giovanni Tamburino c’è una sola soluzione: quella del taglio dei costi per realizzare economie da destinare al pagamento del debito con il Campidoglio. L’operazione non è contabilmente impossibile: come risulta dalla nota integrativa al bilancio di previsione 2016, l’Ater realizza circa 132 milioni di ricavi, ma spende poco meno di 26 milioni per i dipendenti e ben 62,7 milioni per i servizi. Una voce, quest’ultima, in cui confluiscono i costi di gestione dei condomini come spese di acqua, energia elettrica e riscaldamento (rispettivamente 10, 6 e 18,299 milioni), ma anche 1,182 milioni di compensi per professionisti, 1,6 milioni di spese postali, circa 200mila euro di emolumenti cda e collegio dei revisori, 50mila euro di assicurazioni autovetture. “In assenza di ulteriori risorse esterne, si potranno solo ridurre i costi del servizio, già ai minimi storici, tagliare i costi interni o vendere il patrimonio immobiliare per sistemare il bilancio senza risolvere realmente i problemi dell’Ater e più in generale quelli del meccanismo di funzionamento delle case popolari e di tutti gli incentivi pubblici stanziati per contrastare il disagio abitativo” spiega a ilfattoquotidiano.it Emiliano Guarneri, responsabile su Roma del sindacato degli inquilini Sunia.

Se questa è la situazione degli immobili gestiti a Roma dall’Ater, le cose non sono molto diverse per gli alloggi che fanno parte del patrimonio abitativo del Campidoglio come testimonia la ricognizione depositata alla Corte dei Conti dal commissario Francesco Paolo Tronca. “In questa fase  il Patrimonio e l’Avvocatura stanno continuando le verifiche sui titoli e l’eventuale aggiornamento dei canoni – spiegano dallo staff del commissario Tronca – Per quanto riguarda gli alloggi popolari (Erp) la stima degli sgomberi si attesa sui 5 a settimana con la puntuale riassegnazione degli immobili agli aventi diritto. Dall’inizio del mandato di Tronca sono stati assegnati oltre 260 alloggi, di gran lunga più di quanto si sia fatto nelle passate gestioni”.

Nonostante l’impegno del Comune, le procedure però restano lunghe, lente e ripetitive: per beneficiare di un bonus casa o fare richiesta di un alloggio pubblico o ancora domandare un contributo per le spese bisogna compilare moduli diversi che, fra l’altro, creano differenti graduatorie per l’area metropolitana romana senza peraltro confluire in un’unica banca dati. Così accade che le liste di attesa si moltiplicano e i tempi si allungano: per ottenere l’agevolazione richiesta da Comune o Ater ci vogliono ormai più di quattro anni dal momento della presentazione della domanda.

“Gli alloggi in assegnazione oggi sono relativi a richieste presentate nel 2012. E’ un lasso di tempo lunghissimo che viene usato quasi come un alibi per le occupazioni di chi è in stato di necessità. Cambiando le regole del gioco le cose possono sensibilmente migliorare – spiega il segretario generale Sunia, Daniele Barbieri – Oggi più che mai, in condizioni di risorse scarse, riteniamo indispensabile il miglioramento della gestione del patrimonio di edilizia pubblica”. In che modo? Con un bando unico che consenta la creazione di una sola graduatoria sempre aperta e aggiornata che incrocerà i dati degli immobili e delle agevolazioni disponibili assegnando subito il dovuto a chi ne ha diritto. “In questo modo si velocizzeranno le pratiche, si conoscerà il fabbisogno della popolazione in tempo reale e si conterrà il fenomeno delle occupazioni abusive” conclude Barbieri ricordando che l’operazione andrebbe accompagnata da una seria strategia di recupero delle morosità. Al prossimo inquilino del Campidoglio andrà insomma il compito di avviare una vera rivoluzione nel sistema di assegnazione delle case popolari. Sempre che il futuro primo cittadino voglia davvero smantellare un sistema opaco troppo spesso utilizzato come serbatoio di voti dalla politica comunale e regionale.