Tre anni di affitti non pagati, per un totale di oltre 3 milioni di euro. C’è (anche) questo dietro le due pagine al giorno, in apertura di giornale, che Libero da giovedì scorso dedica ai presunti sprechi e privilegi dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri. Qualche titolo: “Le rapine dell’Inps“, “L’Inps ha un tesoro che non usa”, “Aiutare i poveri è una scusa per tagliarci gli assegni“, “Boeri punisce chi paga i contributi”, “Tutti i tesori d’arte dell’Inps in magazzino ad ammuffire”. Ma soprattutto: “L’ufficio di lusso di Boeri è pagato dai pensionati”. Piccolo particolare: l’ufficio “di lusso” in piazza Colonna, proprio di fronte a Palazzo Chigi, dove l’economista bocconiano si è trasferito da qualche mese, si trova al primo piano di Palazzo Wedekind. Che è di proprietà dell’istituto di previdenza. Nessuno scandalo, dunque. Il problema è che quel gioiello nel cuore della Capitale ospita anche la redazione de Il Tempoproprio quest’anno acquistato dalla cassaforte Tosinvest della famiglia Angelucci, proprietaria di Libero. E il 10 giugno il quotidiano romano verrà sfrattato per morosità perché l’ex proprietario, il costruttore romano Domenico Bonifaci, ha smesso di pagare l’affitto nel 2012 accumulando nei confronti del padrone di casa Inps un debito superiore ai 3 milioni.

La campagna del giornale di Angelucci, dunque, va in soccorso dell'(altro) giornale di Angelucci. Ed è lo stesso Vittorio Feltri, che proprio per scelta degli editori mercoledì 18 maggio è tornato al timone del giornale al posto di Maurizio Belpietro, ad ammetterlo nell’editoriale di domenica: “Non vorremmo che egli (Boeri, ndr), per ritorsione, minacciasse di sfrattare il quotidiano Il Tempo dallo stesso edificio di Piazza Colonna, sede della redazione. Sarebbe meschino“. Lo sfratto per morosità – che in realtà è già stato notificato e rinviato e il 10 giugno, appunto, si concretizzerà – viene dunque presentato come una ritorsione. Così ai lettori è servito un nuovo prodotto del “metodo Boffo“, come fu definita la campagna di diffamazione condotta nel 2009 da Feltri – dalle pagine de Il Giornale – contro Dino Boffo, direttore di Avvenirereo di aver scritto alcuni editoriali critici sullo stile di vita dell’allora premier Silvio Berlusconi. Il Giornale, come è noto, era di suo fratello Paolo. Che la gestione del mattone Inps sia su molti fronti inefficiente, come raccontato anche da Il Fatto Quotidiano, corrisponde al vero. Ma sembra difficile sostenere che pretendere il pagamento dell’affitto rientri tra gli aspetti da censurare.

Del resto che a preoccupare Libero, oltre al futuro delle pensioni degli italiani, siano le sorti del Tempo, è scritto chiaro e tondo anche in uno dei numerosi pezzi scritti negli ultimi giorni sul tema dal vicedirettore Fausto Carioti: “Negli ultimi anni la crisi si è fatta sentire sui bilanci della società editrice, e qualche fitto è rimasto indietro“, minimizza Carioti dopo aver ricordato che il palazzo ottocentesco “dal 1945 era sede del quotidiano” e “nessun dirigente dell’istituto di previdenza vi aveva mai messo piede”. Quanto al debito accumulato negli anni, “quando ancora a guidare l’istituto di previdenza c’era Tiziano Treu è stato fatto un accordo fra le parti: rateizzazione del dovuto e riduzione degli spazi locati, lasciando a disposizione della proprietà primo e secondo piano”. Ma “le vicende della politica ci hanno messo lo zampino. Prima che la ristrutturazione fosse finita, Renzi ha congedato Treu e messo in sella Boeri. A lavori ultimati il presidente dell’Inps ha deciso che proprio quello“, un edificio dell’Inps, “dovesse essere il suo ufficio di rappresentanza”.

“Quella porzione di palazzo è stata tolta dalla lista degli immobili da reddito e inserita tra i beni strumentali”, scrive il giornale, stimando il valore del mancato incasso tra i 550mila e i 600mila euro annui di affitto. Il quotidiano contesta insomma a Boeri di avere rinunciato ad affittare o vendere i due piani, perdendo milioni di euro di potenziali entrate. “Qui il danno è assai più salato per l’istituto di previdenza e di conseguenza per i pensionati assistiti – scrive Libero – Ma che importa? Ora il presidente può affacciarsi davanti a Palazzo Chigi e sorridere festoso a chi l’ha nominato…”. E godere addirittura, chiosa, di un “piccolo box per la sua auto di servizio” perché “da quelle parti è assai difficile parcheggiare”.

L’istituto dal canto suo, nella replica che Libero ha pubblicato martedì dopo giorni di attacchi, fa notare che “dei circa 650 mq del piano ristrutturato nel 2014, solo 50 sono utilizzati per uffici, mentre le sale, fra cui la Sala Angiolillo, vengono regolarmente affittate per eventi”. E aggiunge che “i proventi dalla messa a reddito di Palazzo Wedekind non potranno che aumentare quando sarà possibile riqualificare e mettere a reddito anche il terzo e quarto piano dell’edificio, oggi occupati dal quotidiano Il Tempo, che dal 2012 non paga l’affitto”. Proprio come la “gente che non salda la pigione” degli “appartamenti occupati abusivamente“, casi che Feltri cita a esempio della gestione “da cani” del patrimonio immobiliare dell’istituto.