Solo l’anno scorso ne sono morti tredici. Almeno tanti ne sono stati ufficialmente censiti. Immigrati, ma non solo. Sfruttati e sottopagati. Costretti a lavorare per più di dodici ore al giorno nei campi sotto il sole cocente. Alimentando un business illegale fra i 14 e i 17 miliardi di euro, secondo i calcoli dell’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil. Ora, con l’estate alle porte, il rischio è di vedere riesplodere il fenomeno. Perché quella del caporalato è una delle piaghe che affliggono l’Italia. Un fenomeno analizzato in Santi Caporali, il documentario del giovane regista salentino Giuseppe Pezzulla con protagonista Gora Seck, bracciante agricolo del Senegal, che sarà proiettato questo pomeriggio a Roma. E per arginare il quale tornano d’attualità due misure proposte al Senato dal presidente della Giunta per le elezioni, Dario Stefàno (Gruppo Misto): l’istituzione di una commissione d’inchiesta ad hoc e un apposito disegno di legge.

GIRO DI VITE – Quest’ultimo, attualmente in discussione in commissione Agricoltura (insieme a quello presentato dal governo), punta ad inasprire le pene per tutti i soggetti che alimentano quello che il senatore pugliese definisce come “lo schiavismo del terzo millennio”. Perché “nonostante l’introduzione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro – dice Stefàno – il Parlamento non è stato capace di arginare un fenomeno che si estende oltre i tradizionali settori produttivi, agricoltura ed edilizia, su cui fino ad oggi è proliferato, né di contrastare la nuova minaccia rappresentata da forme evolute di dumping sociale”. Ma cosa prevede il ddl? L’obiettivo primario, come detto, è quello di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori nei campi. Ecco perché “l’accesso dei datori lavoro, imprenditori e non, a finanziamenti derivanti dall’erogazione di risorse, regionali e comunitarie, o ad altri benefici previsti dalla normativa vigente, anche fiscali” è subordinato al possesso di alcuni requisiti specifici. Fra i quali il “rispetto e l’integrale applicazione della normativa in materia di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro”, il “rispetto e l’applicazione dei contratti collettivi e territoriali del settore di appartenenza” stipulati da organizzazioni sindacali e associazioni dei datori di lavoro nonché il possesso del documento unico di regolarità contributiva (Durc). In questo senso, nelle intenzioni di Stefàno, sarebbe poi “opportuno introdurre nel nostro ordinamento strumenti appropriati come l’individuazione degli ‘indici di congruità’”. Ossia “parametri che definiscono il rapporto tra la quantità del prodotto, l’indice dei relativi prezzi e la quantità necessaria delle ore lavorate, sia quale condizione per godere delle agevolazioni comunitarie sia quale strumento volto a indirizzare i controlli”.

BASTONE E CAROTA – Ma non solo. “La grave o reiterata inosservanza” delle regole, è scritto ancora nel ddl, “comporta la revoca del finanziamento e l’obbligo di restituzione delle somme ricevute a tale titolo, l’esclusione del datore di lavoro, imprenditore e non, per un periodo fino a cinque anni, da qualsiasi concessione di finanziamenti o da altro beneficio”. Nonché “dalla partecipazione a gare d’appalto statali o regionali”. Inoltre, “al fine di potenziare l’attività di prevenzione e di emersione di tutte le forme di lavoro irregolare e sommerso”, i datori di lavoro “sono sottoposti a controlli ulteriori per i successivi cinque anni dall’ottenimento dei benefici di legge da parte di nuclei ispettivi misti costituiti da ispettori del lavoro, forze dell’ordine, corpo forestale dello Stato e polizia locale”. Il rispetto delle regole dovrà essere attestato nel rapporto che il ministero del Lavoro è tenuto a presentare annualmente alle competenti commissioni parlamentari. Al contrario, “oltre a misure che puniscano chi si rende complice dello sfruttamento illecito della manodopera – conclude Stefàno – occorre un sistema premiale per le imprese innovative, sane, che intendono operare nel pieno rispetto delle regole, sottoscrivendo un rinnovato modello contrattuale che, al fine di costruire un nuovo equilibrio tra impresa e lavoro, sostenga la crescita e garantisca diritti e tutele sindacali”.