Solo nove mesi fa erano otto milioni le ibride vendute da Toyota (e Lexus) nel mondo. Alla fine di aprile, si è invece toccata la quota record di nove milioni (9 milioni e 14 mila, per l’esattezza). Una escalation favorita dalla progressiva apertura, nel corso degli anni, a una tecnologia che quando fu proposta, nel 1997, suscitò diverse perplessità. Ed anche, a essere onesti, qualche “sberleffo” da parte delle altre case costruttrici, decisamente scettiche sull’operazione, nei confronti del marchio giapponese.

Un marchio che è appena stato confermato al sesto posto nella top ten dei “THE WORLD’S MOST VALUABLE BRANDS 2016” compilata dal magazine americano Forbes. E che risulta essere al primo posto tra quelli dell’automotive, con un valore di 42,1 miliardi di dollari e una crescita dell’11% rispetto al 2015. In pratica, Toyota è la prima azienda non americana dopo colossi come Apple, Google, Microsoft, Coca Cola e Facebook.

Valore e popolarità, dunque. Che la casa nipponica si è saputa conquistare negli anni, nonostante anche lei sia inciampata in questioni di affidabilità e richiami, che ne hanno rallentato il cammino proprio quando l’ascesa si faceva più tumultuosa.

Molta della fortuna di Toyota, e torniamo al discorso iniziale, è stata costruita sulla tecnologia ibrida. E qui il mercato domestico è stato determinante nel credere in questi prodotti, “trainandoli” quasi fin da subito: solo nel 2015 le immatricolazioni di ibride del gruppo Toyota sono state oltre 633 mila.

Gli Stati Uniti ci hanno messo ovviamente del loro, in quanto secondo (ma per diversi anni primo) mercato al mondo come volumi totali. Prendendo in esame il modello più rappresentativo e venduto della gamma, la Prius, si nota come lo scorso negli Usa ne siano state vendute 1.675.000 contro le 1.665.000 del Giappone. L’Europa non sta a guardare, anche se da noi il modello preferito è la Auris Hybrid: le vendite di vetture ibride, in generale, nel primo quadrimestre del 2016 sono cresciute di quasi il 30%, fatto che indubbiamente ha aiutato. L’Italia, poi, sembra essere terreno fertile per le le auto con doppia motorizzazione: da gennaio ad aprile le vendite Toyota sono aumentate di oltre il 50%.

Visto il trend, la casa giapponese ha deciso di spingere sull’acceleratore. Grazie ai 33 modelli venduti in 90 paesi al mondo, l’obiettivo è quello di toccare presto i 10 milioni di ibridi venduti, per poi puntare dritti a quota 15 milioni nel 2020. Non c’è dubbio, ove mai ce ne fosse stato, che la mobilità sostenibile sia diventata anche un business.