Ematomi su tutto il corpo, un ginocchio rotto e un occhio nero. Nella cella, sangue sul pavimento e sul letto, il materasso e le coperte completamente bagnati, la finestra chiusa da un lucchetto, nessuna acqua corrente e il wc intasato dalle feci”. E’ la condizione fisica e ambientale in cui il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Vittorio Ferraresi, ha riferito di aver trovato Rachid Assarag, 41enne marocchino condannato a 9 anni per stupro, dal 2009 trasferito in undici carceri diverse – Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Sanremo, Lucca, Biella e oggi Piacenza – dopo le sue denunce di pestaggi subiti da agenti della polizia penitenziaria e documentati attraverso registrazioni audio.

Ferraresi si è recato alla casa circondariale delle Novate per una ispezione a sorpresa, dopo l’ennesima segnalazione della moglie dello straniero, Emanuela Darcangeli, arrivata al parlamentare attraverso il suo legale, Fabio Anselmo (che già seguì il caso di Stefano Cucchi). “E’ una situazione ai limiti della tortura – ha esordito il capogruppo del M5s in commissione Giustizia all’uscita dalla casa circondariale – e ho potuto constatare che vive in condizioni prive di dignità e che quindi le sue segnalazioni possono avere un fondamento”.

Una scena tanto grave, quella che Ferraresi si è trovato ad assistere, che avrebbe provato a documentarla. Ma scatenando così le ire della vicedirettrice Anna Maria Albano che, insieme agli agenti, lo avevano scortato: “Mi hanno impedito di scattare una foto con il mio cellulare e si è innescato un parapiglia: la vicedirettrice mi ha minacciato di denunciarmi alla Procura e offeso più volte, la mia visita si è interrotta e sono stato accompagnato forzatamente all’uscita”.

Contattato successivamente, Ferraresi ha confermato di aver presentato un esposto su quanto avvenuto e di aver scritto una lettera al Ministro della giustizia Andrea Orlando “perché prenda immediati provvedimenti a tutela dell’incolumità del detenuto Rachid Assarag. In merito – si legge nella missiva – ho constatato di persona quanto le violenze subite a seguito delle sue denunce per le condizioni carcerarie corrispondano a verità. Qualsiasi cosa dovesse succedere da adesso in poi al detenuto, Lei sarà ritenuto responsabile”.

Particolare preoccupazione, davanti ai cancelli delle Novate, è stata espressa anche dall’avvocato Anselmo (al quale sarebbe stato impedito di visitare il suo assistito), che ha aggiunto un particolare inquietante: “Pensate che lo hanno costretto a sottoscrivere una lettera per rivelare propositi suicidi. Ma in realtà la lettera che aveva dettato aveva tutt’altro senso, visto che lo posso affermare con certezza: Rachid Assarag non ha nessun intento autolesivo”.

Ha invece cercato di smentire lo scenario descritto da Ferraresi e dall’avvocato, il segretario regionale del sindacato Osapp di Polizia penitenziaria, l’ispettore Giovanni Marro, in servizio proprio alle Novate: “Un attacco inaccettabile, messo in atto solo per ottenere visibilità, abusando della carica di parlamentare, mentendo a dei poliziotti penitenziari ai quali Ferraresi ha dichiarato di aver lasciato il cellulare nell’apposito cassetto prima di entrare in istituto e introducendone invece un altro in maniera fraudolenta, arrivando addirittura a mettere le mani addosso a un ispettore di polizia che tentava di far rispettare il regolamento facendosi consegnare il telefonino»”. E sulle condizioni del detenuto ha concluso: “La cella in cui si trovava era provvisoria, visto che giusto lunedì scorso lo stesso Assarag aveva distrutto la sua e gli ematomi sono per lesioni autoinferte, come più volte è stato accertato dal personale sanitario”.