Nel 2009 avevo 23 anni e praticamente nessuna esperienza professionale come “vignettista“. Il Fatto Quotidiano era appena nato, si lavorava ai numeri zero: il giornale era ancora in rodaggio e le pagine a cui lavoravamo non uscivano in edicola. Mi hanno dato una sedia e mi hanno detto: “Tu disegna le tue vignette”.

Misi timidamente le mani avanti: non avevo mai lavorato in un quotidiano e le mie vignette erano – diciamo – “naive“: “Non so se sono in grado di reggere l’impegno”, dissi.
“Imparerai”, mi risposero.

E, infatti, eccomi qui sette anni dopo: ancora non ho imparato, ma imparerò.
Lo giuro.

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