A distanza di un anno dal suo insediamento, voluto dal Miur per rilanciare (?) l’istituto Martuscelli, il commissario straordinario Emanuele Sanfilippo da Palermo si dimette. Proprio così, l’uomo che avrebbe dovuto rimettere in sesto una prestigiosa istituzione centenaria ridotta sul lastrico da circa 7 milioni di euro di debiti e decine di dipendenti senza stipendio da oltre un anno, rassegna le dimissioni. Avevamo auspicato la sua venuta a Napoli, forti del convincimento che l’abbraccio tra la cattiva politica e l’unione italiana ciechi, che avevano gestito (male) la struttura, potesse essere risolto da un intervento esterno. Perché il commissario straordinario se ne va? Perché Sanfilippo non è riuscito a fare niente se non a determinare un’ulteriore indagine della corte dei conti? Qualcuno a Roma o a Napoli lo ha bloccato?

Eppure il commissario appena tre mesi fa mi confermava la sua volontà di restituire il Martuscelli alla disabilità ed ai disabili del Mezzogiorno. Ricordo nitidamente le sue parole di incoraggiamento a riguardo della proposta, che avanzavo come ente capofila dell’associazione Tutti a Scuola, di prendere in carico centinaia di disabili oggi smarriti nelle solitudini delle proprie famiglie. Qualcuno a Roma o a Napoli gli ha suggerito di farsi da parte? Se sì, perché? Il patrimonio immobiliare del Martuscelli, valutato intorno ai 50 milioni, fa gola ad (im)prenditori disposti a tutto per accrescere i loro affari? Lo ribadiamo con assoluta chiarezza: vigileremo sugli sviluppi di questa storia che segna una pagina vergognosa nel rapporto tra le associazioni dei disabili e la politica. Se poi il commissario straordinario Sanfilippo volesse raccontare perché ha deciso di gettare la spugna, sarebbe un insegnamento per tanti. Soprattutto per chi lo aveva designato: il sottosegretario Faraone ed il ministro Giannini.