Il cammino verso la stabilizzazione della Libia incontra un nuovo, difficilissimo ostacolo. Il generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate libiche che rispondono al Parlamento di Tobruk, ha dichiarato che non riconosce il nascente governo di unità nazionale (Gna) del premier designato Fayez Al Sarraj, né ha tempo da perdere con l’Onu. “Non m’importa nulla delle decisioni del Gna, le sue decisioni sono solo pezzi di carta“, ha detto Haftar intervistato dall’emittente Libyàs Channel. “Non penso che questa soluzione imposta dall’Onu avrà successo”, ha affermato.

Il generale, ex-ufficiale dell’era Gheddafi poi caduto in disgrazia e riparato negli Usa per sfuggire al rais, ha anche espresso indifferenza per l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Martin Kobler: “Non ho tempo da perdere con Kobler, faccio conto sull’esercito e la polizia e non su un funzionario dell’Onu”, ha detto Haftar, che una decina di giorni fa aveva rifiutato persino di incontrare Kobler. Quindi l’attacco ai Fratelli musulmani: “Sono dietro a tutti gli attentati terroristici del mondo”.

Il futuro ruolo del generale nella nuova Libia – e l’incarico di ministro della Difesa del nascente governo di Sarraj – è considerato da più parti l’ostacolo che sta ritardando la concessione della fiducia al governo di unità da parte del Parlamento di Tobruk. Agli inizi di maggio Haftar ha ordinato l’inizio di un’operazione militare che dovrebbe portare alla “liberazione di Sirte“, la roccaforte dello Stato islamico nel Paese. Una decisione che, nonostante l’offensiva non sia ancora iniziata, ha consolidato i contrasti con il governo di Tripoli: anche le milizie di quest’ultimo hanno annunciato l’avvio di una campagna per la riconquista della città costiera.

Nelle scorse settimane Al Sarraj aveva chiesto ad Haftar di interrompere l’operazione in attesa di coordinarla con le milizie di Misurata che attendono di attaccare da ovest: il Consiglio presidenziale libico ha creato la “Sala operativa per la liberazione di Sirte“. Si tratta di una struttura composta da 10 persone, con a capo il generale Bashir al-Qadi, che si pone l’obiettivo di condurre le operazioni militari contro l’organizzazione dello Stato islamico nella regione compresa tra Misurata e Sirte.

L’appello di Al Sarraj è caduto nel vuoto. Il motivo è presto detto: ogni parte in gioco considera la lotta all’Isis, e in particolare la battaglia per liberare Sirte, come un’opportunità per rafforzare la sua posizione a spese dei rivali.