Vis-à-vis a Otto e Mezzo (La7) tra la firma de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e il candidato del centrodestra a sindaco di Roma, Alfio Marchini, sulle alleanze e sui nomi in lizza nella compagine dell’imprenditore romano. Marchini spiega la sua definizione di ‘fascista de core’, attribuita al leader de La Destra, Francesco Storace: “Lui è ‘de core’, perché è sincero e autentico. E’ fascista nel senso che ha un’identità chiara, non ha nulla da nascondere, non cerca patenti, ha dimostrato di governare bene la Regione Lazio, beccandosi solo una condanna per vilipendio al capo dello Stato, credo per la gioia di Scanzi. Ma vorrei ricordare che uno dei film che più ha segnato la mia vita è ‘Il delitto Matteotti’“. “Bella la citazione del film” – replica Scanzi – “ma faccio fatica a pensare quanto le sia rimasto dentro “Il delitto Matteotti” quando lei ha accanto Storace, che più che fascista de core è fascista e basta, e Alessandra Mussolini, che più che Mussolini è fascista e basta“. “Io voglio vincere per poter cambiare questa città” – spiega il candidato al Campidoglio – “Ad esempio, devo dar atto a Berlusconi che non mi ha imposto mezza condizione. La nostra è una squadra di altissimo livello e preferisco avere degli alleati politici piuttosto che persone che vogliono spartirsi poltrone”. Scanzi ricorda il manifesto iniziale di Marchini che recava lo slogan “Liberi dai partiti”, ma il politico ribatte: “Dobbiamo metterci d’accordo sul concetto di libertà, che purtroppo abbiamo scambiato con il concetto di ‘autosufficienza alla grillina’. Libertà e legame sono due principi che non sono in antitesi l’uno con l’altro. Io sono libero, ho una identità forte con un movimento e mi posso permettere il lusso di fare un’alleanza con persone diverse da me”. “Ricevendo poi pressioni da Berlusconi e Alfano?” – osserva il giornalista – “Beato lei. E’ Superman