Un politico dovrebbe dimettersi non perché indagato. Ma se dagli atti dovessero emergere elementi di preoccupazione, dovrebbe trarne le conseguenze”. Così il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, ospite di “Piazzapulita”, su La7. Che aggiunge: “Viene invocata sempre la presunzione di innocenza. Ma se il mio vicino di casa è stato condannato solo in primo grado per pedofilia, gli affido mia figlia di sei anni per accompagnarla a scuola? Perché questo non deve valere per la cosa pubblica? Ma io non voglio che siano i magistrati a decidere se uno deve continuare a fare il politico. Dovrebbero essere i suoi pari a deciderlo”. Poi sulle parole del presidente del Consiglio Renzi che ha descritto gli ultimi 25 anni di storia come “barbarie giustizialista”, dice: “Non lo ritengo condivisibile. Se abbiamo lo stesso numero di condanne della Finlandia, forse dovremmo chiederci come mai così tanti la fanno franca”, ha aggiunto. Mentre sul fronte delle intercettazioni, per Davigo “sono indispensabili, ogni tanto c’è qualcuno che fa polemiche dicendo che in Italia se ne fanno di più che in altri paesi, ma questa è una bugia. In Italia casomai – sottolinea – si fanno più intercettazioni giudiziarie, perché la nostra Costituzione prevede che si possano fare solo previa autorizzazione del magistrato, mentre all’estero le può fare l’esecutivo”