Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ha ragione anche quando ha torto. Altre considerazioni.

1. L’80% delle partite di ieri e sabato era inutile. Questo, tutto sommato, mi ha ricordato le direzioni del Pd, con Brocchi nella parte di Speranza e Vecino in quella di Gotor.

2. Quando c’è da vincere una partita inutile, per giunta sciorinando calcio champagne, la Fiorentina non marca mai visita. E’ una regola più certa del postulato di Hammond.

3. Al terzo gol di Higuain, che ha sancito il record di 36 gol (su 35 partite effettive) in una stagione, il solitamente asettico Adani si è eccitato come neanche la Meli davanti a Renzi. Bei momenti.

4. E’ andato pienamente a segno l’anatema di Lotito: giù Carpi e Frosinone. E’ auspicabile che, in un’altra intercettazione telefonica, il rutilante presidente della Lazio se la sia presa veementemente con Renzi, le infradito e la discografia di Biagio Antonacci.

5. A fine match, Brocchi si è trattenuto più di un’ora coi giocatori, ricordando loro di non essere da Milan e di avere fatto con la Roma l’ennesima figura ridicola. Bravo. Però doveva forse farglielo capire prima del match: non dopo. Il cambio Miha-Brocchi è stato scellerato nonché empio. Sabato non fate vedere la finale di Coppa Italia ai bambini: sarà uno scempio, una mattanza. Sangue ovunque. Passerà alla storia come “Il macello dell’Olimpico”. Allo stato attuale, Juventus-Milan è paragonabile a uno scontro dialettico tra Churchill e Fedriga. Almeno tre gol di scarto.

6. Cose belle viste di recente: il capolavoro Higuain. Il capolavoro Di Francesco. Il capolavoro Crotone. Il capolavoro Cagliari. Il capolavoro Rosario Dawson.

7. Lo so, Rosario Dawson non c’entrava molto, però una settimana fa ha compiuto gli anni. Mi ha invitato alla festa. Ho portato anche Nardella. Lui, sempre molto cordiale, ha regalato a Rosario la biografia di Renzi e la maglia (usata) di Zarate. Rosario non ha granché apprezzato e ci ha sbattuti fuori. A quel punto, per terminare la serata, siamo andati al party organizzato da Trump in difesa dei totalitarismi. Nardy ha detto che è stato bello, io non saprei dirvi perché ho passato tutto il tempo a sbronzarmi con Luttwak e non mi ricordo una mazza.

8. Cose che dispiacciono: l’addio di Di Natale. La retrocessione del Carpi, che senza quell’esonero stolto di Castori nel girone di andata si sarebbe salvato (ma complimenti al Palermo e in particolare a Vazquez, mio pupillo). Aggiungo: il fatto che uno tra Oddo e Cosmi, o forse entrambi, dovrà rinunciare al sogno della serie A. Stanno facendo cose egregie e se lo meritano.

9. Il Barcellona, dopo un mese di inspiegabile black-out, ce l’ha fatta. Per festeggiare, Piquè ha preso in giro Cristiano Ronaldo, imitandone l’esultanza. E’ una delle fortune di essere Balotelli: quando perde, nessuno poi può sfotterlo imitandone l’esultanza. Non avendo motivi di esultare, più o meno, dal governo Tambroni.

10. Questa rubrica finisce qui. Ma tornerà, perché ne avete bisogno e io lo so. A tal proposito, in molti mi stanno chiedendo un pronostico sui prossimi Europei. Tra i tanti, cito Pina da Santa Maria Capua Vetere, Vito da Palermo e Genny da Milano: chi vincerà gli Europei? Ebbene, non ho alcun dubbio in merito: l’Inter. Agile, in scioltezza. Eder straripante, Medel Pallone d’Oro e Nagatomo nuovo Ardiles. In finale 7-0 alla Spagna. Segna anche Thohir, di testa, tuffandosi dalla gradinata su cross di Perisic. Alzando la coppa, Mancini si scheggerà un’unghia e incolperà l’arbitro. Caressa ci rimarrà male, ma manderà comunque tutti a prendere un tè caldo. Mentre noi, come sempre, lo manderemo da qualche altra parte.

(Grazie a tutti voi. Alla prossima).