Di Simone Vacatello, direttore editoriale di Crampi Sportivi

Una delle cose che, da bambino, mi facevano presagire che il mondo dei grandi avrebbe potuto rivelarsi assai meno invidiabile di quello che sembrava promettere, era la distanza siderale tra la narrazione sportiva del grande cinema, quello di film ‘Fuga per la vittoria’, ‘Momenti di gloria’, ma anche di filmetti al limite dell’home video Disney come ‘The Mighty Ducks’, e la desolazione, la depressione caspica degli zero a zero domenicali di metà classifica, il cui silenzio sordo si propagava dai bar nella piazza del mio paese, tramite le radio e la mitopoiesi situazionista di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’.

Non è possibile, pensavo, che il tutto l’epos di quel sole freddo di metà autunno fosse affidato alla speranza che la Cremonese o la Reggiana segnassero in trasferta per regalare un tredici a un tassista in pensione, che seduto al tavolino, nervoso, malmenava col dorso della mano la tazzina del caffè.  Non che la situazione migliorasse poi tanto alle porte dell’estate, quando il campionato finiva e la maggior parte delle squadre, senza più niente da chiedere al torneo, optava per il non farsi male. La narrazione epica era spesso riservata ai soli campioni, i quali peraltro erano più o meno sempre gli stessi. Niente rovesciata di Pelé nella rete nazista, niente rallenty in vista del traguardo, solo tabellini uguali a tanti altri.

Vallo a raccontare a quel bambino perplesso che il 2016 avrebbe compensato quegli anni di grigio neorealismo con un imponente rinculo di respiro cinematografico.  In assoluto, in casa nostra, non si era mai visto niente come il record di reti stagionali in un campionato a 20 squadre frantumato da Gonzalo Higuain. C’era da abbattere il mito di Nordhal, uno che nessuno di noi ha mai visto giocare ma che andava forte quando le partite finivano con punteggi da far rivalutare il calcetto settimanale. Era una sfida tra le epoche, nostalgia vs. postmoderno, Compagnoni vs. lo speaker dell’Istituto Luce. L’ha vinta il Pipita con trentasei centri in trentacinque partite giocate, in particolare con una tripletta composta da due gol tutto sommato normali per un centravanti di quel talento, e da un terzo gol che neanche il regista più smielato e patetico avrebbe mai osato scrivere o coreografare: una rovesciata , spalle alla porta, da togliere il fiato.

Sul miracolo Leicester City, poi, è stato scritto tanto e tanto ancora si scriverà, del trionfo dell’underdog, dell’allenatore esule che non è mai stato profeta in patria, dei bookmaker prossimi alla rovina, del cuore che vince sul portafogli, dei giocatori che costano poco e solo qualche anno prima giocavano nelle serie minori. Chiaramente il fatto che se ne sia scritto tanto non sminuisce la portata dell’evento, come non cancella il fatto che tante altre volte nella storia si sia verificato un fenomeno simile (dal Nottingham Forest di Brian Clough al Verona di Osvaldo Bagnoli). D’altronde lo stesso tipo di narrazione può essere applicato, in scala, anche al Crotone che centra la prima storica promozione in Serie A.

Tuttavia la quantità di colpi di scena cinematografici succedutisi nel corso di questa stagione, con concentrazione particolare nel finale, non siamo sicuri si sia mai vista.
Dalle imprese à la Highlander di Francesco Totti al rigore di cucchiaio siglato da Luca Toni nella sua ultima partita di Serie A, battendo con la maglia del Verona già retrocesso la Juventus già Campione d’Italia.

Una menzione speciale va a tutti gli altri figli degli anni ‘70 ritiratisi in questa stagione, da Klose a Di Natale passando per Diego Milito e Tomas Rosicky, ognuno baciato in fronte dall’omaggio strappalacrime (e meritato) della loro piazza. Un documentario in retrospettiva, tra qualche anno, se lo meriterà anche l’autogestione vincente del Palermo e in particolare dei senatori guidati dal portiere Stefano Sorrentino, autori della formazione della sua squadra e dei tre punti ottenuti durante la trasferta di gennaio al Bentegodi, all’indomani della contestazione dello spogliatoio all’allenatore Ballardini. Un po’ Democracia Corintiana di Socrates e un po’ ammutinamento del Bounty.

Non sono mancati finali cinematografici assai meno trionfali, anzi paragonabili a uno di quei film intimisti coreani dal finale vagamente splatter, vedi il Tottenham che perde 5 a 1 con il già retrocesso Newcastle, arrivando per l’ennesima volta alle spalle degli eterni rivali dell’Arsenal, o veri e propri remake di ‘Titanic’, con Rafa Benitez che viene esonerato dal Real Madrid e approda proprio al Newcastle, passando dalla Champions League alla Championship in pochi mesi.  Prendiamo atto del fatto che il cosmo, con questo golpe hollywoodiano del pallone, ci abbia mandato un messaggio chiaro e preciso: “L’anno prossimo, quando arriva la domenica, non mettetevi troppo comodi davanti alle serie tv”.

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