È la più grande città continentale al mondo non raggiungibile via terra. Circondata da fiumi e lagune, per arrivare a Iquitos, centro dell’Amazzonia a nord est del Perù, l’unico modo è salire su un aereo o – come spesso accade – affrontare una traversata via fiume di diversi giorni. Non sono concesse case ai suoi 400mila abitanti, ma palafitte di legno che si affacciano sulla stessa acqua marrone dove confluiscono gli scarichi della città. Eppure, pur vivendo in quella che viene chiamata la Venezia amazzonica, gli abitanti di Iquitos non sanno nuotare. Un dato che si traduce in numerosi di morti per annegamento ogni anno, soprattutto minori. Una realtà che un giovane istruttore di nuoto padovano ha scelto di fare diventare il suo orizzonte, “per evitare che i bambini anneghino solo perché vogliono giocare”. È la storia di Gianluca Pettinao, istruttore di nuoto diviso tra Conselve – nel Padovano – e il Perù. “Ora che mi ci fai pensare, è simpatico il fatto che io stia andando nella foresta amazzonica lasciando un paesino veneto che deriva dall’espressione ‘con selva’”. “Nome omen”, “il nome è un presagio”, come direbbero i latini. È lui l’ideatore di “Due sponde una piscina”, progetto peruviano che mira a diminuire i casi di annegamento in aree a rischio per le onde dell’Oceano o le inondazioni del Rio delle Amazzoni.

“Voglio evitare che i bambini anneghino solo perché vogliono giocare”

Laurea in Relazioni internazionali all’Università di Padova, il primo incontro con il Sudamerica Gianluca lo ha avuto tra il 2014 e il 2015, quando si è fermato in Perù per un anno di servizio civile internazionale. “Lavoravo in alcune scuole elementari e superiori della periferia di Lima”. Con alle spalle un percorso di istruttore qualificato della Federazione Italiana Nuoto, l’idea è stata quella di organizzare corsi di nuoto gratuiti. Preso contatto con l’Istituto peruviano dello Sport, “che mi ha messo a disposizione l’unica piscina presente”, ecco quindi gettate le basi di un disegno ambizioso: insegnare a nuotare nelle zone più disagiate della capitale peruviana. “Vivere vicino al mare o al fiume non vuol dire necessariamente sapere nuotare – racconta l’istruttore – Qui le onde sono grigie, fredde e altissime. Per un bambino è veramente pericoloso fare il bagno”. Cuore del progetto, 45 ragazzi delle superiori e 18 bambini con disabilità. “In Italia ho sempre lavorato in rapporto 1:1, ovvero un istruttore in acqua con un bambino. A Lima, invece, siamo riusciti a fare lezioni collettive coinvolgendo, per ogni bambino, un membro della famiglia”.

“Vivere vicino al mare o al fiume non vuol dire necessariamente sapere nuotare. Qui le onde sono grigie, fredde e altissime. Per un bambino è veramente pericoloso fare il bagno”

Così, quella che doveva essere una semplice esperienza di volontariato all’estero, ha fatto nascere nel giovane l’idea di ripetere l’esperimento a Iquitos, capitale della regione amazzonica di Loreto, al confine con il Brasile. “Tornato in Italia, l’idea che potessi fare qualcos’altro per quei bambini e per il Perù non mi ha abbandonato un secondo. Insegnare a nuotare, formare futuri istruttori e diffondere la cultura natatoria per salvare vite umane: questi erano i miei obiettivi”, racconta Gianluca. “Quando lo scorso anno ho comunicato l’intenzione di ripartire, la mia famiglia non la prese bene. Mia mamma minacciò di bruciarmi il passaporto”. Ma poi il progetto inizia a prendere corpo. Obiettivo: corsi di nuoto gratis nella parte più povera di Iquitos, il quartiere di Belén, dove per sei mesi l’anno la città soffre delle piene del Rio delle Amazzoni. “Molte delle persone che vivono a Belén hanno subito traumi dopo essere scivolati da una canoa o da un ponte di legno. Molti miei coetanei non sanno galleggiare proprio a causa di quegli choc. Inoltre un fiume marrone e profondo non è adatto per il primo approccio con l’acqua”.

“Molte delle persone che vivono qui hanno subito traumi dopo essere scivolati da una canoa o da un ponte di legno”

Mese dopo mese la lista delle associazioni a sostegno di “Due sponde e una piscina” si allunga: dalla piccola Conselvenuoto alla Federazione Italiana Nuoto-Veneto, da Smile For Onlus all’Istituto Peruviano dello Sport. “Durante la campagna di finanziamento ho raccolto ogni singola moneta mi venisse offerta – ricorda l’istruttore 29enne – ma ho anche ricevuto moltissimi sorrisi e abbracci da perfetti sconosciuti”. E non appena racimolato il necessario a coprire spese aeree e materiali per l’insegnamento, a febbraio 2016 Gianluca ha scelto di tornare in Sudamerica. Tante le idee, accanto ai corsi di nuoto, come quella di costruire dei braccioli usando le bottiglie di plastica che galleggiano e inquinano il fiume. “Con le donazioni non esce fuori uno stipendio per me, ma va bene così. Certe cose non le si fa per soldi”.

“Nella vita si deve essere in pace con la propria coscienza, senza avere il rimpianto di non aver preso certe decisioni quando c’era la possibilità”

Parlare di futuro per il 29enne non è facile, mentre il Perù viene visto come una tappa della sua vita ma non un posto dove mettere radici. “Amo l’Italia e vado fiero di essere italiano, ma vorrei continuare a fare ciò che più mi piace: insegnare nuoto, cucinare e viaggiare”. E a quanti gli fanno notare che un domani potrebbe trovarsi senza una sicurezza economica, Gianluca risponde che in questo momento preferisce inventarsi un lavoro che gli permetta di coltivare le sue passioni. “Nella vita si deve essere in pace con la propria coscienza, senza avere il rimpianto di non aver preso certe decisioni quando c’era la possibilità”. Tanto più che, se anche fosse restato in Italia, l’idea del canonico posto fisso si sarebbe comunque modificata, “così come stanno cambiando i contratti e i diritti dei lavoratori”. E in una fase di cambiamento “sopravvive solo chi è in grado di adattarsi alle nuove condizioni”.