Le primarie della California diranno la parola fine sulla candidatura democratica alle elezioni presidenziali. La Clinton partiva con il 50% nei sondaggi di fine anno e mantiene lo stesso consenso, mentre Bernie Sanders, che a fine 2015 viaggiava intorno al 20% ora supera il 40% ma non ce la fa. Tutto fa quindi pensare all’incoronazione della Clinton, come pronosticato (e auspicato) da tutta la stampa mondiale, che ignora Bernie e crocifigge Trump. In Europa, Bernie è presentato da tutti i media come il vecchio socialista un po’ nostalgico e assai ageé (ha 75 anni) che straparla di welfare, eguaglianza e fraternità: roba di fine Ottocento, già rottamata da Reagan.

Bernie è il più impegnato sul fronte ambientalista, in sintonia con Papa Francesco. È favorevole alla ‘carbon tax’ che molti aborrono dalle parti di Wall Street. Hillary non sconfessa Obama, ma si muove con giudizio: punta a un piano di riduzione delle emissioni assieme a Messico e Canada e a trasformare gli Usa in una superpotenza dell’energia pulita, scantonando però le questioni più scabrose, attenta a non irritare chi conta. Donald Trump, che in passato definì i cambiamenti climatici una costosa bufala, non parla quasi mai di ambiente se non promettendo di chiudere quel Ministero dell’Ambiente che non c’è. Essendo osteggiato da Wall Street, ha tutto il tempo per far valere le sue doti camaleontiche.

(Foto presa dalla pagina Facebook  The People For Bernie Sanders 2016)

A meno che le due foto del ‘rally’ non siano montaggi, la signora Clinton non sembra accendere gli animi, né riscaldare i cuori dei più giovani. Sono i ragazzi che vivono nell’Eldorado dell’innovazione e snobbano la politica da tempo. Al contrario, il ‘vecchio’ Bernie riempie stadi e palestre, risvegliando in quei giovani dai destini frammentati l’interesse al destino collettivo. Per certi versi, la sua campagna ricorda quella italiana del M5S per le ultime Elezioni Europee.

Al terzo V-day di Genova c’era più gente che per il famoso discorso del Duce del 14 maggio 1938: stessa piazza metafisica e bella geometria, che si misura su Google Map. E non avevo mai visto tanta gente in Piazza San Giovanni a Roma come per il comizio finale del M5S, neppure ai tempi del vecchio Pci. L’esito finale delle Europee non ha premiato questo entusiasmo. «Piazze piene e urne vuote» esclamò Pietro Nenni (il capo del Partito Socialista) dopo la sconfitta del 1948. Risultato: la destra europea oggi al governo non si segnala per innovazione economica e sociale o per capacità di affrontare le migrazioni o di coniugare il presente con un futuro apprezzabile. Né, tanto meno, di riscaldare con la fiaccola dell’Unione l’animo dei giovani.

Sconfitto il ‘vecchio’ Bernie, Hillary volerà sulle orme del Presidente ‘marito’ che cancellò il Glass-Steagall Act, liberando così enormi energie pronte a dilagare nel mercato globale; e innescando il periodo di maggior disuguaglianza economica della storia dopo il primo del Novecento. Continuità storica, quindi; o un salto nel buio con l’altrettanto ‘vecchio’ Trump? Tutti snobbano la candidatura dell’impresentabile (per ora) Donald. Attenzione, però. Il paradosso dei sondaggi indica Bernie sicuro vincitore su Trump, mentre l’esito della gara tra Hillary e Donald è più aperto. In parecchi Stati la metà di coloro che hanno votato Sanders, se andranno a votare, non si tureranno il naso per votare Hillary, ma chiuderanno anche gli occhi e voteranno Trump. E molti altri resteranno invece a casa.

Bisognerebbe tentare di capire il perché, ma limitiamoci a una nota statistica. Non è elegante parlare dell’età alle signore, ma quanti anni ha Hillary? Insomma, gli Stati Uniti dopo un Presidente entrato in carica a 46 anni, sceglieranno comunque come Presidente un baby boomer assai ageé, in netta controtendenza con quanto sta succedendo in Europa. Nel 2017 Hillary compirà 70 anni e Donald 71.