Il tempo più che i chilometri o i corridori ha caratterizzato questo terzo abbondante di Giro d’Italia. Nonostante la pioggia abbia determinato il risultato della cronometro del Chianti, non mi riferisco al meteo ma al tempo come misura del trascorrere degli eventi. Già che il Giro d’Italia si prende una pausa, un giorno, provo a giocare con i secondi e i millesimi che cambiano vite, regalano sogni o li negano. Undici millesimi: nella prima tappa olandese, negarono un successo storico allo sloveno Primoz Roglic che se avesse vinto il prologo avrebbe vestito anche la maglia rosa. Undici millesimi hanno negato tutto all’ex saltatore con gli sci che avrà dormito male ogni notte prima di ieri. Unica certezza, dare tutto nei 40 chilometri di Greve in Chianti e incrociare le dita. Il tempo, quello atmosferico stavolta, gli ha restituito parte del sogno, inondando gli avversari di pioggia e rendendo viscide le strade. La vittoria è arrivata, la maglia rosa, per quest’anno resterà una chimera ma Roglic ha dalla sua il solito amico/nemico. Il tempo è dalla sua, ha 26 anni e con le sue caratteristiche potrebbe diventare un cacciatore di tappe a cronometro.

Un secondo: quello che prolunga la storia rosa del signor Brambilla. Il corridore della Etixx sputa l’anima fino all’ultimo metro per conservare la maglia rosa e non cederla al compagno Jungels. Ce la fa, e fa pure una grande crono. Se fosse un big sarebbe stato il migliore dando la paga a Nibali, Valverde e Landa. Brambilla non è un cronoman è ha fatto un miracolo nella prova contro il tempo, da martedì si sale verso Sestola e qualcosa mi dice che quel secondo che ti colora di rosa o di grigio le giornate potrà regalarci un’altra impresa.

Due secondi: I due grandi rivali sono loro, Nibali e Valverde. Esperienza, successi e due squadre di livello li pongono un gradino sopra gli altri (anche di Landa che un grande Giro lo deve ancora vincere). Dopo i 1417 chilometri che sono stati percorsi nelle prime nove tappe, due secondi dividono i due. Lo “squalo” è tornato a mettere avanti il muso grazie alla cronometro del Chianti ma suppongo che sorpassi e controsorpassi non ne mancheranno da qui a Torino. Mancano ancora 1966 chilometri, i secondi potrebbero diventare minuti o restare tali fino alla fine regalandoci un finale elettrizzante.

Purtroppo sono stato raggiunto da una triste notizia RIP Rosario non ci sono parole, 1′ di silenzio. #AsdNibali pic.twitter.com/G0wjJLaHzU

Un minuto: di silenzio! Quello che Vincenzo Nibali ha chiesto per ricordare Rosario Costa, un ragazzino messinese che correva nella sua squadra e che nell’uscita di allenamento domenicale è andato a sbattere contro un compattatore che proveniva dalla direzione opposta. Aveva 14 anni ed era con il padre cui vanno le mie condoglianze e poche altre parole. Non saprei trovarne se non di banali e inutili. Di solito si dice così, e cioè che il tempo, tanto, tantissimo tempo potrà lenire una ferita così grande, anche una che si apre fatalmente in così pochi istanti. Passare dalla gioia dell’uscire in bici con il figlio, giovane promessa, a doverlo piangere è stato questione di attimi, stavolta terribili, dolorosi e insanabili. Il filosofo tedesco Johann Gottfried Herder ci lasciò una frase che ci accomuna tutti e ci avvicina, nelle gioie e nei dolori: “I due maggiori tiranni del mondo: il caso e il tempo”.