Il “caso Pizzarotti” rimanda a varie considerazioni ma in via preliminare mi sembra onesto sottolineare che così come viene fortemente criticata la linea dura della sospensione allo stesso modo sarebbe stata contestata dall’interno del Movimento e soprattutto messa all’indice da politica e “grande informazione” una difesa a tutto campo del sindaco che a Parma fu l’apripista, sconnesso e non da oggi con Grillo e con il direttorio.

Il giorno dopo la sospensione Federico Pizzarotti lo definisce come “normale giornata di lavoro”, dichiara di essere “deciso ad andare avanti” e giudica paradossale che Di Maio, quale responsabile dei rapporti con il territorio non sia a Parma, in una situazione di emergenza, ma a Benevento “a fare il tour”.

Secondo il sindaco, giudicato da una parte dei suoi stessi elettori intelligentemente pragmatico e da molti altri un po’ troppo elastico ed in continuità con scelte precedenti, la mancata comunicazione dell’avviso di garanzia di cui era informato da febbraio deriverebbe unicamente dall’impossibilità di interloquire con Di Maio e Fico e forte di ciò intende andare avanti con l’appoggio dei consiglieri e si riserva eventualmente di presentare entro 10 giorni le controdeduzioni che gli sono state richieste.

Luigi Di Maio, parafulmine ormai consolidato da Quarto in poi delle controversie con i primi cittadini, si limita ad un sintetico “abbiamo applicato le regole” aggiungendo che il direttorio non ha mai ricevuto i documenti ripetutamente richiesti in merito alle due nomine oggetto dell’avviso di garanzia per abuso d’ufficio e che nascondere fino all’ultimo l’avviso di garanzia è una violazione macroscopica del dovere di trasparenza.

Il lungo “pregresso” a questo esito abbastanza prevedibile e per nulla indolore, al di là dell’operazione di enfatizzazione-strumentalizzazione in atto, è databile a molto tempo fa, probabilmente già negli interventi distensivi di Pizzarotti a favore di Giovanni Favia, che quantomeno non si può definire un campione di coerenza, e nelle critiche molto pesanti al direttorio giudicato da subito come organismo romanocentrico incapace e inadatto a risolvere i problemi sul territorio.

E d’altronde l’incipit delle mail senza risposta del sindaco di Parma indirizzate “Al gentilissimo anonimo staff” fa già comprendere quanto potesse essere “ampio” il margine per un confronto e quali fossero le aspettative di ascolto e di fiducia reciproca. Al di là dei meriti o demeriti come amministratore Federico Pizzarotti sembrava già aver preso una strada di autonomia o di solitudine, a seconda dei punti di vista, che la gestione “in segreto” dell’avviso di garanzia per un reato di natura non patrimoniale, in cui può incorrere anche un sindaco in buona fede, ha reso molto prevedibilmente senza ritorno.

Quanto al M5S e al cosiddetto staff si ritrova ancora una volta a confrontarsi con il nodo non adeguatamente risolto della democrazia interna, che però a vedere lo stato delle cose più che irrisolto sembrerebbe irrisolvibile o felicemente e spudoratamente sepolto in casa di tutti i partiti, vecchi e nuovi. Vorrei solo ricordare che il problema del rigido rispetto delle regole anche a discapito di una flessibilità più adatta a conseguire il risultato era stato opportunamente posto in occasione delle candidature per il sindaco a Roma. In quell’occasione a chi faceva presente al M5S l’esigenza di avere un candidato riconoscibile e competitivo come Di Battista, Grillo, Casaleggio e il direttorio obiettavano la necessità di attenersi al principio della fedeltà al mandato parlamentare ricevuto dagli elettori. Allora sembrava anche ad osservatori non ostili un eccessivo irrigidimento che avrebbe pregiudicato la possibilità di accedere al ballottaggio: a distanza di qualche tempo e a poco più di due settimane al voto la scelta di attenersi scrupolosamente alle regole ha prodotto la candidatura altamente competitiva di Virginia Raggi.

Può darsi che anche “la soluzione” inflessibile del “caso Pizzarotti” che per molti rimarrà un regolamento di conti annunciato e persino auspicato, anche se dolorosa e comprensibilmente criticabile e criticata da molti iscritti, contribuisca a tenere la barra dritta sui principi. E si può concordare sulla valutazione che tenere nascosta una comunicazione giudiziaria così rilevante per l’amministrazione è un comportamento di scarso rispetto dei cittadini e degli elettori, come ha sottolineato Virginia Raggi.