Ci sono i casi di Livorno Parma con i rispettivi sindaci, Filippo Nogarin e Federico Pizzarotti, entrambi del Movimento 5 Stelle, indagati. Ma anche la possibile esclusione dalla corsa al Campidoglio di Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana, le cui ultime speranze di rientrare in gioco sono appese alla decisione del Consiglio di Stato attesa per oggi. Senza contare la “guerra fratricida” nel centrodestra tra Alfio Marchini, sostenuto da Forza Italia, e Giorgia Meloni, appoggiata dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Insomma, a circa venti giorni dal voto, a Roma la situazione sembra più incerta che mai. E chissà che alla fine, ad avvantaggiarsene, non possa essere il candidato del Partito democratico (Pd), Roberto Giachetti. Considerato da molti, all’inizio della campagna elettorale, come un “sacrificato”, gettato nella mischia da Matteo Renzi quando nessuno voleva “metterci la faccia” dopo il fallimento dell’esperienza di Ignazio Marino. Dal canto suo la candidata del M5S, Virginia Raggi, si dice certa che le vicende che riguardano i due sindaci grillini, in particolare Pizzarotti, non la danneggeranno. “Stiamo facendo una campagna elettorale su un programma preciso” e “siamo trasparenti”, ha detto nei giorni scorsi. “Quello che accade a Parma non ci riguarda”. È davvero così? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a quattro fra i più importanti istituti di sondaggi.

Sonni tranquilli
Per Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè, una cosa è certa: “Data la forte radicalizzazione che caratterizza l’elettorato del M5S, le vicende Parma e Livorno non sposteranno più di tanto in termini di voto alle prossime amministrative”. Insomma, a Roma, la Raggi può dormire sonni tranquilli. Mentre dall’esclusione della lista di Fassina il Pd di Giachetti farebbe bene a non attendersi alcun regalo. “Per come è nata e per come è stata definita, per l’impianto che gli ha dato lo stesso Fassina, non mi pare che il suo elettorato, se non in piccola parte, possa spostarsi agevolmente verso il Partito democratico”. Per il resto, prosegue Weber, “una parte si orienterà sul M5S e il resto verso l’astensione”. Sul fronte opposto, invece, nonostante il sostegno di Forza Italia a Marchini, il presidente di Ixè è sicuro che, tuttavia, “una parte dell’elettorato azzurro convergerà sulla Meloni preferendolo comunque a Marchini”. Una partita, in ogni caso, quella che si gioca a destra, che in nessun modo può avere dei rivolti sul Pd. “Giachetti ha un problema suo, ossia quello di mantenere ciò che ha già su Roma – sottolinea Weber –. Quel che è certo, come dimostrano anche i sondaggi nazionali, il Partito democratico non ha una grande capacità espansiva. È, anzi, un partito fortemente affaticato mentre gli altri, Movimento 5 Stelle e l’asse destra-Lega sono indubbiamente avvantaggiati da una forte componente di radicalizzazione dell’elettorato a discapito delle forze moderate”.

Virata fatale
“Giachetti potrebbe sicuramente guadagnare fra il punto e mezzo e i due punti percentuali dall’uscita di scena di Sinistra italiana, aumentando così la possibilità di andare al ballottaggio”, spiega invece il direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto. E il M5S? “Secondo una nostra recente rilevazione – spiega il sondaggista – il 60% dell’elettorato grillino è in fibrillazione per come Grillo e i suoi stanno gestendo i casi Nogarin e Pizzarotti”, anche se “al momento i dati che abbiamo a disposizione non rilevano alcun impatto in termini di perdita di consensi della candidata romana Virginia Raggi”. Anche per il presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, le vicende territoriali del M5S non hanno avuto finora alcun impatto sulla candidatura della consigliera uscente. “Anzi – dice – rileviamo una crescita del Movimento sia a Roma sia a livello nazionale”.

L’esclusione di Fassina e le ultime dichiarazioni di Alfio Marchini (in primis quella sulle unioni civili), invece, potrebbero favorire eccome il vicepresidente della Camera in corsa per il Pd. “L’eventuale esclusione dell’ex viceministro dell’Economia libererebbe un 6/7% di voti, che sembrano orientarsi in parte verso Giachetti e in parte verso la Raggi – prosegue Buttaroni –. Ma in questi ultimi giorni il candidato dem sta raccogliendo consensi anche dall’elettorato storico di Marchini, quello della sua lista civica per intenderci, un nucleo progressista, al quale evidentemente non è piaciuta la ‘virata a destra’ del candidato appoggiato da Forza Italia”.

Equilibri instabili
Accantonata, dopo la retromarcia del governo, l’ipotesi di aprire le urne anche lunedì 6 giugno. Un fatto che avrebbe potuto rimescolare ulteriormente le carte in tavola spostando gli equilibri in vista del ballottaggio. “Normalmente, una consultazione ripartita su due giorni non facilita chi è primo, in questo caso Virginia Raggi”, spiega Roberto Baldassari, presidente dell’Istituto Piepoli. “La base elettorale dei votanti – aggiunge – sarebbe potuta aumentare e ciò avrebbe facilitato chi è chiamato a rincorrere”. Se infatti, fa notare Baldassari, quello del M5S “è un elettorato motivato, disciplinato e rigido”, votare anche il 6 giugno avrebbe portato “un reale beneficio solo a chi ambisce al secondo posto. In questo momento, stando alle nostre ultime rilevazioni, Giachetti e Meloni, appaiati dietro la candidata 5 Stelle”. Ma gli elettori potranno farlo solo il 5 giugno.

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