Basta barbare uccisioni di animali da pelliccia. In Russia si stanno moltiplicando a dismisura le proteste di associazioni animaliste per fermare le crudeli esecuzioni di ermellini, zibellini, visoni, volpi, procioni e furetti. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la ventenne studentessa di ingegneria e modella, Liana Klevtsova. In un video caricato su Youtube la ragazza si è spogliata ed è rimasta completamente nuda per poi correre di spalle e a figura intera in mezzo ai campi innevati. Tra sequenze raccapriccianti in cui vengono bastonati alcuni ermellini che finiranno per essere pellicce, e diversi altri animali scuoiati ancora vivi per ottenere il loro prezioso pelo, Liana risbuca ancora nuda e in ginocchio mentre afferra le sbarre di una gabbia in cui è rinchiusa.

animalistaNel video, che è stato poi rimosso per contenuti inappropriati, proprio sul fondo appare un disegno in cui mostra quanti animali servono per fare una pelliccia: 20/25 volpi, 50/60 ermellini, 25/30 procioni, mentre per una pelliccia in pelle umana basta una sola persona, in questo casa proprio la giovane modella. “Comparo queste uccisioni di massa a quelle effettuate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i capelli dei deportati venivano utilizzati per riempire i cuscini o i materassi”, ha spiegato la Klevtsova. “L’intera umanità ricorda questo tragico momento come una pagina terribile della storia, ma nessuno pensa che tutto questo sta accadendo di nuovo oggi. I campi di sterminio ci sono ancora, ma solo per soddisfare il capriccio degli esseri umani”. “Le persone e gli animali sono un’unica grande famiglia, e la nostra casa è il pianeta Terra, perché ognuno di noi ha un’anima – ha continuato – Per salvare il numero massimo di anime, la scelta è ovvia: gli allevamenti di pellicce russi e negli altri paesi vanno chiusi”. Per questa protesta Liana è stata minacciata addirittura di essere sfregiata con l’acido.

Le immagini che provengono delle centinaia di allevamenti di animali da pelliccia in Russia, raccolte perlopiù da associazioni animaliste sono raccapriccianti. Pochi mesi fa la VITA (Animal Rights Centre of Russia) ha scattato alcune foto vicino alla fattoria Luzhskoye nella regione di Leningrado della Russia occidentale. Di fronte all’obiettivo gli attivisti si sono ritrovati cataste di migliaia di visoni scuoiati e lasciati marcire per giorni. Emiliya Nadin, un’attivista, ha spiegato: “Volpi, visoni e procioni vivono in piccole cassette con reti metalliche al posto del pavimento che taglia loro le zampe. L’aria che respirano è avvelenata dalle loro feci. Alla fine di questo inferno per gli animali è riservata una morte straziante. Nella maggior parte dei casi lo scuoiamento per mantenere un pelo di qualità viene fatto con gli animali ancora vivi”.

L’industria di zibellino, ad esempio, è un assoluto monopolio economico russo. Ed in tempi di crisi un settore che funziona non viene di certo messo all’indice dal presidente Putin. Il ministro delle “risorse naturali” Sergey Donskoy ha recentemente diramato il dato del 2015 dove si evidenzia l’aumento di vendita delle pelli di zibellino del 120% rispetto all’anno precedente. La VITA ha lanciato un ulteriore appello contro le iniezioni fuorilegge del Dithylin, un farmaco che paralizza lentamente muscoli e nervi dell’animale da scuoiare, ma la risposta del ministero dell’agricoltura russo è stata perentoria: “Il concetto di crudeltà non si applica negli allevamenti di animali da pelliccia”. Anche in Italia in questi giorni LAV e Essere Animali stanno manifestando sia fisicamente davanti al Parlamento a Roma, sia sui social lanciando la campagna #SALVAVISONI: cioè l’approvazione della proposta di legge (sono 3 le proposte di legge sul tema, tra Camera e Senato, ferme da anni) che consentirebbe la chiusura degli ultimi 20 allevamenti attivi in Italia, in cui ogni anno 200 mila visoni vengono uccisi.