Un insulto razzista, una rissa tra giocatori, una squalifica pesantissima. Sembra un episodio di violenza come tanti nelle categorie inferiori del calcio italiano. Ma dagli altri si distingue per due particolarità: il protagonista in negativo è il giovane figlio del noto giornalista Mediaset, Paolo Bargiggia, che gioca in Serie D con la Clodiense. Ma soprattutto l’espressione offensiva da lui pronunciata e sanzionata dal giudice sportivo è davvero curiosa: “Che c…o vuoi negro di m…a, ridammi i marò“. Per questa frase Bargiggia junior si è beccato dieci giornate di squalifica, confermate in appello dalla Corte federale.

L’episodio risale allo scorso 20 marzo: 32° turno del Girone D, Virtus Castelfranco-Clodiense, partita valida per lo stesso gruppo in cui ha giocato e ottenuto la promozione fra i professionisti il Parma nella stagione appena conclusa. Il giovane Bargiggia parte dalla panchina, e quando entra in campo a pochi minuti dalla fine combina un disastro: rivolge un epiteto offensivo ad un calciatore avversario, da cui “scaturisce una mischia fra le due squadre”. Nel finale concitato arriva l’espulsione, e tre giorni dopo la squalifica del giudice sportivo per “avere rivolto ad un calciatore avversario espressione comportante offesa e denigrazione per motivi di colore e origine etnica”. Il giocatore della Clodiense ha negato le accuse (“Ci siamo beccati ma non erano offese razziste, non sapevo nemmeno di essere stato espulso”, aveva spiegato al Corriere del Veneto) e ha deciso di presentare ricorso. La Corte d’Appello della Figc non soltanto ha confermato la sanzione. Ma nel dispositivo ha anche svelato nel dettaglio l’espressione incriminata: “Che c…o vuoi negro di m…a, ridammi i marò”, avrebbe detto Bargiggia all’avversario di “colore olivastro”, come scritto nel referto arbitrale che riporta “con indubitabile chiarezza la frase pronunciata dall’atleta”.

Proprio il fatto che il destinatario dell’insulto non avesse “la pelle nera ma di colore olivastro” è stata una delle giustificazioni presentate dalla difesa, secondo cui l’espressione non sarebbe un insulto razziale ma un “semplice intercalare di routine”. Ma per la Corte la tesi non regge: l’offesa era denigratoria e il riferimento ai marò “non ne attenua la violenza”. Per questo la squalifica è stata confermata in toto, anche perché dieci giornate sono la pena minima per insulti razzisti. E la condotta del giocatore “non meritava riduzione”. Così un altro Bargiggia finisce nell’occhio del ciclone: già il padre Paolo, volto di Sport Mediaset, di recente aveva fatto molto discutere per le sue uscite sui social network. Ben note le sue crociate contro gli stranieri nel calcio (“Continuate a tifare per squadre di soli stranieri, presto è default”), ma a volte il “giornalista hipster” si è spinto anche su posizioni più radicali: dalla “cultura fascista che fece anche buone cose per la gente”, alle polemiche contro i “fan di zingari, cultura gay e immigrazione selvaggia”. Adesso è la volta del figlio. Ma il campo di calcio non è Twitter: ed è arrivata la stangata del giudice sportivo.

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