Secondo gli accordi internazionali, la struttura situata nell’estrema periferia della città costiera siciliana dovrebbe servire a identificare i migranti tratti in salvo dal mare in modo poi da ridistribuirli nei centri d’accoglienza in Italia e in Europa. Ma la situazione dell’hotspot di Pozzallo è molto diversa: dietro ai cancelli, in un’unica gigantesca camerata, stazionano, alcuni da più di un mese, più di 150 ospiti, di cui 120 minori non accompagnati. Vengono principalmente dall’Africa centrale e dall’Egitto e sono rimasti lì dentro principalmente per l’indisponibilità di posti nei centri per minorenni nello Stivale.

Le loro condizioni non sono buone. Oltre al cibo e all’alloggio, lamentano la totale assenza di informazioni sul loro destino. “Stiamo qui tutto il giorno senza fare nulla, non abbiamo Internet e nessuno ci dice niente – raccontano alcuni di loro – Possiamo parlare con le nostre madri in Africa solo 5 minuti ogni 10 giorni perché ci danno solo una scheda telefonica”.

Fino al momento in cui il festival Sabir ha aperto i battenti in città, i ragazzi non potevano neanche mettere il naso fuori dal centro, come fossero in un riformatorio, senza però aver commesso nessun reato. Poi, complice la presenza di molti giornalisti e di alcuni politici, la situazione è cambiata: con in mano un foglio su cui sono appuntate le loro generalità possono percorre a piedi quel chilometro e mezzo che separa l’hotspot dal centro di Pozzallo.

In occasione della kermesse sulle migrazioni organizzata dall’Arci, il Viminale aveva dato il via libera a una visita nella struttura con la stampa, ma poi il consenso è stato misteriosamente ritirato. Nonostante ciò, dall’interno è trapelata qualche fotografia. Sono principalmente i loro disegni a colpire l’attenzione: c’è la traversata dalla Libia, c’è la riconoscenza verso il nostro paese che a salvato loro la vita. Ma c’è anche l’insofferenza. “Vogliamo lasciare questa prigione. Vogliamo andare a scuola”, scrivono i ragazzini. Grazie anche all’intervento del sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna, sarà possibile trasferire in posti più consoni i ragazzi più giovani, di undici e dodici anni, mentre, annuncia il vicepresidente dell’Arci Filippo Miraglia “il ministero dell’Interno ha comunicato che lunedì 54 ospiti dell’hotspot saranno smistati in strutture per minori in Sicilia”. Un sospiro di sollievo in attesa del prossimo sbarco di Lorenzo Galeazzi