Alessio vede la sua firma sul modulo a sostegno del “Movimento No Euro – Lista del Grillo” e afferma: “È molto simile alla mia, ma io non ho mai firmato per questo partito”. Sotto la sua c’è anche quella di un suo amico, Marco, e anche lui nega di appoggiare la lista. Alcuni anni fa avevano partecipato a una sottoscrizione contro i parcheggi a pagamento, ma non ricordano bene quando. Di certo, però, non hanno mai sostenuto questo movimento. E così a Torino si riapre la epopea dei moduli falsificati per le candidature alle elezioni.

A sollevare il caso è il Movimento 5 Stelle, indispettito dalla “Lista del grillo” che punta a portare via i suoi voti giocando sull’assonanza con il nome di Beppe Grillo. Capolista di questo movimento è un politico molto noto in città, un “furbetto delle liste”. Si chiama Renzo Rabellino, ex leghista ed ex consigliere provinciale già condannato a due anni e dieci mesi di reclusione nell’ottobre 2012 per aver autenticato delle firme false a sostegno delle liste No Nucleare No Tav, Lega Padana Piemont, Forza Nuova, Forza Toro e No Euro alle elezioni regionali del 2010, quelle vinte dal leghista Roberto Cota. Tra quelle firme c’era anche quella di Luciana Littizzetto, ingannata da un giovane che raccoglieva firme contro la costruzione di un parcheggio: “Porca miseria, abbiamo vissuto nello stesso stabile per un sacco di anni. Se mi avesse chiesto di firmare, non l’avrei mai fatto”, disse contro Rabellino durante la sua testimonianza al processo.

Dopo aver ottenuto i documenti i grillini hanno notato qualcosa: “Si è capito subito come erano andate le cose – spiegano – lui ha pacchi di moduli firmati anni fa”. Si trattava di fogli con le firme contro le strisce blu dei parcheggi a pagamento, contro la costruzione di garage, contro la malasosta, contro le tasse, per la costruzione dello stadio Filadelfia del Torino e per il salvataggio del motovelodromo. Pacchi di firme pronte per ogni elezione. “Raccoglieva le firme su un foglio più grande del normale, tagliava l’intestazione e dietro fotocopiava la lista dei candidati”. Ad autenticarle è stato il consigliere comunale Ferdinando Berthier, eletto nel 2011 con una lista civetta del candidato Domenico Coppola (il nome avrebbe dovuto sottrarre voti al politico del Pdl Michele Coppola) progettata proprio da Rabellino.

L’ex consigliere provinciale e i suoi collaboratori avrebbero però commesso alcune ingenuità: i moduli sono stati firmati il 10 e il 24 marzo, prima che fossero fissate le elezioni il 5 giugno e, nonostante ciò, hanno la data del voto ben stampata. C’è di peggio: alcune sottoscrizioni sono state cancellate con una riga e sono quelle di persone morte tra il 2013 e il 2015, ben prima della presunta raccolta firme del marzo scorso.

“Stamattina abbiamo fatto un ricorso al Tar contro il deposito del simbolo con il grillo – spiega il consigliere regionale M5S Davide Bono – mentre mercoledì andremo in procura a presentare un esposto e chiedere la verifica dell’autenticità dei moduli”. Non solo. Hanno intenzione di acquisire anche i documenti di altre liste civiche che potrebbero aver commesso gli stessi sbagli. Rabellino invece dovrà tornare al palazzo di giustizia di Torino a fine maggio, per il processo d’appello, mentre a luglio a Cuneo dovrà rispondere di un’altra accusa: è imputato di truffa e falso perché tra il 2009 e il 2013 da consigliere provinciale del movimento No Euro avrebbe spostato la sua residenza a Sambuco, in provincia di Cuneo per ottenere i rimborsi chilometrici. Sarà difeso dall’avvocato Maria Clotilde Ingrassia che, vuole il caso, è componente della commissione elettorale circondariale, eletta nel 2011 dalla Provincia di Torino in cui Rabellino era consigliere.

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