“Ho dieci anni e voglio divorziare”. E così Nojoom è diventata la più giovane divorziata del mondo. La Sposa Bambina ha concluso la cinque giorni  del Festival dei Diritti Umani (prima edizione). La regista, Khadijah Al Salami, è appena rientrata da New York, dove il suo agghiacciante docufilm è stato presentato nel palazzo di vetro dell’Onu. Poi di corsa alla Triennale di Milano dove La Sposa Bambina è stata proiettata in anteprima nazionale. Praticamente sommersa da un tsunami di applausi. Che vanno tutti al suo coraggio, alla sua determinazione. Nessuno voleva darle i soldi, tante porte sbattute in faccia. Se ne è aperta solo una, quella di Sheikha Prohaska, illuminata produttrice saudita di Atlas. Ma  i soldi non bastavano e alla fine Khadijah in parte se lo è autofinanziato. Sorride amaro la regista, nata nello Yemen da una famiglia modesta e di mentalità feudale. Porta ancora, nel corpo minuto (sembra ancora una bambina) e nell’anima, le ferite indelebili di sposa forzata a 11 anni con un uomo più grande di lei di 22 anni.
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Stesso destino anche per sua madre, data in sposa a soli 8 anni. In cambio la famiglia riceveva una misera dote e aveva una bocca in meno da sfamare. Per sfuggire a suo marito aguzzino, Khadijah ha bevuto un’intera bottiglia di un’equivalente della nostra candeggina. Ricoverata d’urgenza, è salva per miracolo. A 12 anni si presentò alla tivù locale con un’idea per un programma per bambini. Incominciò a mettersi i soldi da parte per andare a studiare negli States e con una borsa di studio si è laureata al Mount Vernon College in Washington. Ha conosciuto all’università il suo primo marito (ndr. sulla carta il suo secondo marito). E patti chiari da subito: “Non voglio figli”. Adesso vive a Parigi, scrive libri, gira documentari, tutti un pugno nello stomaco, come quello di prossima uscita, la storia di una ragazza della borghesia francese che diventa un’estremista musulmana. Attaché culturale all’ambasciata dello Yemen a Parigi, è diventata attivista di Child No Bride. “Prima che nascesse l’Associazione, ogni due secondi una bambina nel mondo era forzata a sposarsi”.
“Nel mio paese il 14 % delle ragazzine date in sposa  hanno meno di 14 anni. Se non si interviene con una massiccia campagna di denuncia, entro il 2020 le spose bambine potrebbero essere 140 milioni, nel mondo” continua la regista. “Le Nazioni Unite parlano di 70.000 vittime, ogni anno, di lesioni ed emorragie interne. Bambine di 8-10 anni non hanno un corpo pronto per i rapporti sessuali. È uno stupro combinato, più che un matrimonio combinato. Ma ancora non esiste una legge che vieta i matrimoni con le bambine. E sopratutto non esiste un limite di età”, interviene l’avvocato Paolo Bernasconi, presidente dell’Associazione Reset-Diritti Umani, che ha diretto la Procura di Lugano dal 1971 al 1986 e consulente presso il comitato delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine.
La Sposa Bambina è il secondo film interamente girato in Yemen. “Il primo è stato Pasolini. E mi fa molto onore venire subito dopo di lui”, chiosa Khadijah. “Abbiamo cercato di ridurre i costi al massimo. Solo sei settimane di lavorazione. Costo dell’intero film, poco meno di un milione di dollari. Ha utilizzato solo Yemeniti, gente comune dai volti segnati dalla sofferenza e dalle privazioni. Le due ragazze che recitano nei panni di Nojoom, versione bambina di 5 anni e di 10 anni, erano le mie nipoti. Altra ipocrisia: le fanno sposare precoci ma non vogliono farle recitare nello scomodo ruolo di bambina vittima di una indicibile violenza ”. Khadijah voleva presentare La Sposa Bambina nello Yemen. “Avevo appena finito di girare quando è scoppiata la guerra civile. Adesso le priorità  sono altre a partire dalla fame – conclude – ma so che nel mio paese lo stanno scaricando da internet. E già girano le copie pirate. L’importante è che il messaggio arrivi alle nuove generazioni”.
Adesso la parola agli organizzatori, Paolo Bernasconi, Giancarlo Bosetti  e Lucia Gotti Venturato (quest’ultima presidente anche di Sole Luna, un ponte fra le culture) che snocciolano cifre più che soddisfacenti. Non bisogna abbassare la guardia, mette in guardia Paolo Bernasconi: “Grazie allo scambio di idee e di proposte, alle testimonianze che hanno commosso e che ci impongono di reagire contro i soprusi, Il Festival dei Diritti Umani è ormai una realtà consolidata e ci sarà  nei prossimi anni. Anche con tappe itineranti per l’Italia”. La Sposa Bambina dal 12 maggio è al cinema. Per il momento solo in 20 sale, in tutta Italia.  In tutta sincerità, un po’ pochine per un film di  denuncia planetaria. E che dovrebbe invece essere visto in tutte le scuole. Cara distribuzione, cosa facciamo? Lo scarichiamo illegalmente come nello Yemen da Internet.