E’ questione di B&B. Parola di Dario Vergassola: scrittore, comico teatrale, conduttore, più in generale affabul cortese (e veloce) che da un casello autostradale all’altro si confessa. “Il mio sogno segreto è intervistare B&B”. Cioè? “Berlusconi e Bergoglio: gli unici due veramente di sinistra rimasti in Italia”. Questa Italia che sembra però aggrappata anche ad un altro B&B. Quale? “Proprio quello dei Bed and Breakfast, delle case magari lasciate dalle zie in luoghi minuscoli e sperduti – prosegue – dove però la gente arriva per visitare qualcosa di unico anche nella sua normalità. L’economia dei B&B che permette di sbarcare il lunario a chi da un giorno all’altro ha perso il lavoro”.

È l’Italia, bellezza! Una conversazione dal tono ironico che inizia con la cronaca e la condanna a tre anni di reclusione per evasione fiscale di Renato Soru. “Posso dire che mi dispiace? Ho il ricordo di un imprenditore che in Sardegna aveva fatto le cose per bene – commenta Vergassola -. L’ho sentito parlare in radio e dire “voglio andare a casa, stare solo e pensarci”. L’ho trovato dignitoso”.  Dal tono serio allo scherzoso per l’improvvisatore spezzino il passo non è poi così lungo. “Se tutti quelli che hanno ricevuto un avviso di garanzia non potessero andare a votare alle prossime elezioni del Pd non ci sarebbe nessuno”.  Satira e politica, un binomio sempre piuttosto a rischio. “Non esiste alcun movimento politico che sopporti di essere preso in giro. In “Parla con me” il programma con Serena Dandini ne abbiamo avuto riprova. Non che ce ne fosse bisogno per la verità. Oggi l’unico sopravvissuto che fa satira in televisione è Maurizio Crozza. E’ bravo e si occupa di politica in modo anche più interessante di alcuni talk show e il pubblico dimostra di apprezzare”.

Dario Vergassola è in viaggio verso Benevento per presentare i dodici libri in concorso alla 70 esima edizione del premio Strega e per Sky Arte sta realizzando la seconda edizione del programma “Sei in un paese meraviglioso”. Per “non” raccontare l’Italia si inizia con Roma, Milano e Napoli. “Perchè sono le tre anomalie – spiega -. Sono le uniche città che si sentono di bastare a se stesse. A Roma si fanno programmi dove i conduttori parlano il romano e i film con attori solo romani. Dove a sentire le persone sembra che il mondo finisca al raccordo anulare. Napoli è talmente squilibrata da avere la sua logica, mentre l’immagine di Milano è quella di mia figlia: ha 28 anni e da quando ha finito i suoi studi di comunicazione a Milano quando torna a casa non ci capiamo più perché usa tutti termini in inglese che non ho mai sentito e che non conosco”. Sintetizzando: escludendo, con immane sforzo e fatica, la “sua” Liguria il comico si sbilancia: “Vivrei a Napoli, lavorerei a Milano e cenerei a Roma”.

L’Italia per Vergassola resta la provincia, quella dei B&B che oggi sembrano sostenere micro economie di luoghi in cui magari qualcuno ha ereditato la casa della zia e, in quanto disoccupato, ha deciso di occuparsene. Trovarsi a dover fare di necessità virtù può non essere poi così male secondo il ragionamento dell’attore che aggiunge “in fondo la provincia è l’humus di tutti, dove abbiamo imparato uno pseudo dialetto che magari a distanza di soli cinque chilometri cambia completamente. Il pensiero che il luogo ideale sia poi quello abbastanza grande da non vederti, ma sufficientemente piccolo per conoscersi tutti. In fondo il mio ideale è quel pellegrinaggio laico a Woodstock  che racconto nel mio libro La ballata delle acciughe”.

Scherza o forse no Dario Vergassola che in questa conversazione, tra una galleria e l’altra che interrompe la linea, dice che quando “si mettono le mani nei soldi pubblici bisognerebbe farlo non per creare bruttezza, ma per salvaguardare la bellezza”. Non gli piace la parte di quello che fa la paternale eppure proprio non gli vanno a genio le scelte paesaggistiche, architettoniche e urbanistiche “ormai non puoi fare una fotografia senza che spunti qualche cartello. Devi per forza usare il photoshop per cancellare i vari avvisi del tipo inizio pista ciclabile e fine pista ciclabile: ormai siamo pieni di cartelli stradali che addirittura deresponsabilizzano i cittadini”. Esagerato? Può darsi ma meglio esagerare che tacere. “Un giorno ero per strada e ho beccato una signora che ha lasciato il sacco dell’immondizia accanto a un muro. L’ho filmata e sono andato dai vigili. L’hanno chiamata, lei si è scusata, ha ripreso la sua spazzatura e se n’è andata. Ma dico, io sarò anche un rompiscatole ma perché lasciare lo sporco così?”. Non ne fa certo una questione di indignazione Dario Vergassola, troppo intelligente per usare termini evocativi che servono più a far fermentare la pancia che altro.

In compenso però racconta come si diverta nell’incontrare i ragazzi. “Io non capisco nulla di tecnologia. L’altro giorno ero in una scuola. Tutti avevano letto il mio libro e mi hanno fatto un sacco di domande su tutto, passando da un argomento all’altro senza tanti problemi. Con i loro like e i loro marchingegni tecnologici attaccati ai polpastrelli. Li ho fatti ridere quando ho detto che inserirei come materia con relativi crediti formativi un’ora settimanale di salita sugli alberi e lancio delle ghiande”. Attento, qualcuno potrebbe prenderla sul serio e accusarla di istigazione alla violenza. Le ghiande fanno male…”Certamente non più di quelle carognate che ormai sono all’ordine del giorno tra i ragazzi come ad esempio riprendere la compagna di classe in bagno e pubblicare il filmato in internet. Il bernoccolo passa, lo sputtanamento in rete resta”.

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