Sono giorni difficili per chi, da sempre, è impegnato nella lotta contro le mafie e la corruzione. Le accuse contro Ivan Lo Bello e Pino Maniaci, a loro modo diventati simbolo di questo impegno, hanno legittimamente scosso chi li ha conosciuti e sostenuti come campioni di mondi industriali e giornalistici in prima fila nella tutela della legalità. Il dibattito è stato ed è aspro, perché sono in gioco valori essenziali per ogni comunità civile e perché la sola ipotesi che le battaglie antimafia siano servite a fini meno nobili, è davvero disgustosa e rischia di delegittimare chi, ogni giorno, e senza esibizioni mediatiche, continua a contrastare mafiosi e corrotti, secondo la lezione di Pippo Fava e di Peppino Impastato, per citarne solo alcuni. Da qui l’asprezza delle reazioni che vede, spesso e dolorosamente, amici e compagni di una vita che, proprio per questo, avvertono la ferita in modo ancora più doloroso.

Naturalmente il giudizio finale spetterà al magistrato, ed abbiamo la sensazione che le sorprese non mancheranno e che riveleranno l’asprezza dello scontro e le divisioni profonde all’interno degli stessi apparati dello Stato. Proprio per questo, a tutela non solo degli indagati, ma anche e soprattutto di chi non ha mai trattato con le mafie, ci sembra giusto chiedere indagini esemplari, trasparenza assoluta, pubblicazione di tutte le intercettazioni, processi rapidi, perché, mai come in questo caso, l’allungamento dei tempi avrebbe il solo effetto di delegittimare tutto e tutti e di favorire chi ha il solo interesse di colpire chi non ha mai smesso di contrastare mafie, corruzione, malaffare, intrecci tra politica e associazioni criminali. Le polemiche di questi giorni su i cosiddetti “Professionisti dell’antimafia” sono assolutamente legittime e purtroppo giustificate dalla cronaca, ma guai a fingere di non vedere e di non sentire che, sulla scena politica e mediatica, hanno ritrovato voce e forza i “Professionisti della mafia“. Sarà il caso di non distrarsi, anche perché costoro, per usare una frase di Peppino Impastato, sono davvero “una montagna di merda”.