Sono già più di cento. Ma il loro numero sembra destinato a crescere. Tutti pronti ad adire le vie legali contro l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. Che nel suo ultimo libro, Un marziano a Roma, avrebbe scritto – dicono – “una serie di assurdità e falsità” sul loro conto. Loro sono i componenti del coro e dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma (presieduto fino al 31 ottobre 2015, giorno in cui è decaduto dalla carica, proprio dallo stesso Marino). Ai quali non sono andati giù alcuni passaggi del testo, uscito il 31 marzo scorso, che l’ex primo cittadino sta presentando in questi giorni in tutta Italia.

PRIMO TROMBONE – Il pomo della discordia è in particolare quanto scritto da Marino a pagina 237, in riferimento a “sprechi e privilegi” di cui avrebbe goduto il personale dell’Opera “che spesso prendevano il nome burocratico di ‘indennità’”. L’ex sindaco ne cita alcune. Fra le quali quella “Caracalla, riconosciuta “in busta paga ai lavoratori del Teatro che dovevano trasferirsi nel palcoscenico estivo allestito all’aperto esponendo se stessi e i loro strumenti all’umidità e a eventuali intemperie”. Ma anche “l’indennità strumento, vestiario, parrucca. O quella per le note alte, ma non per quelle basse”. Non solo. “C’era poi la ricca diaria per le trasferte – scrive ancora Marino –. Sorrisi quando seppi che gli orchestrali, nelle trattative, avevano deciso di farsi rappresentare da un trombone. Per essere precisi dal primo trombone”. Apriti cielo. Dice un orchestrale: “Sul nostro conto, per creare scandalo e vendere qualche copia in più, l’ex sindaco ha scritto una serie di assurdità. Per essere chiari, non esiste nessuna indennità ‘parrucca’ o ‘note acute’. L’intento era forse quello di descriverci in modo canzonatorio come dei privilegiati: darà spiegazioni in tribunale”. Circostanza, quella di un possibile quanto prossimo ricorso alle vie legali, confermata dall’avvocato a cui si sono affidati gli artisti. “Mi è stato conferito un mandato a valutare l’eventuale profilo penale di alcuni passi del libro dell’ex sindaco Marino – spiega a ilfattoquotidiano.it Michelangelo Fanfani –. Nel caso di un’eventuale presenza di elementi costituenti reato, ho raccolto anche un mandato esplorativo per sporgere una denuncia-querela”. Che i diretti interessati vogliano andare fino in fondo a questa storia lo si capisce anche leggendo quanto scrivono in rete. Qualcuno, tanto per dire, ha addirittura lanciato l’hashtag #unmarzianobugiardo.

CARTA CANTA – Ma cosa risponde a riguardo il diretto interessato? “Ci tengo a dire che sia il coro sia l’orchestra sono composti da ottimi professionisti – spiega Marino contattato da ilfattoquotidiano.it –. Anche grazie al loro contributo la mia amministrazione in soli due anni è riuscita a riportare in attivo i conti del Teatro, che prima del mio arrivo segnavano un rosso di oltre 30 milioni di euro nonostante i 100 milioni stanziati dalle casse del Comune durante l’amministrazione Alemanno”. Quanto alle indennità di cui si parla nel libro, che i membri del coro e dell’orchestra dicono essere inesistenti? “Sono dati rilevati e descritti dal sovrintendente Carlo Fuortes e queste notizie sono state riportate nei verbali delle riunioni dei consigli di amministrazione che si sono svolte quando presiedevo il Teatro – precisa l’ex primo cittadino –. Le responsabilità di certe scelte e dei relativi sprechi non sono dei lavoratori, dei coristi o dei maestri del Teatro, ma vanno addebitate a chi, prima di me, ricopriva posizioni apicali, dal sindaco in giù. A cominciare da Gianni Alemanno. A Roma la presenza di alcune indennità peculiari nei contratti di lavoro non era un’esclusività dell’Opera: basti pensare a quella riservata ai dipendenti comunali per ‘l’effettiva presenza in servizio’ o ad un’altra, di cui godevano gli agenti della polizia municipale, il cui straordinario notturno nei giorni feriali partiva dalle ore sedici. La mia giunta – conclude Marino – ha invece voluto legare in ogni settore i salari alla produttività per premiare, anche economicamente, i migliori”. Insomma, si tratta di una vicenda destinata a riservare altri colpi di scena.

Twitter: @GiorgioVelardi