La presentazione dell’iniziativa Let Girls Learn (LGL) da parte di Michelle Obama alla Banca Mondiale (Bm) e l’annuncio della Bm di destinare almeno 2.5 miliardi di dollari nell’educazione delle adolescenti, ha creato scalpore e alcune contrarietà tra i non addetti ai lavori. In molti si chiedono per quale motivo ci si debba focalizzare sull’istruzione delle adolescenti e non invece promuovere l’educazione per tutti, indipendentemente dal sesso, alcuni ci accusano addirittura di ‘femminismo di regime’. La Social Change School sostiene la campagna #LetGirlsLearn e per questo ci fa piacere spiegarne meglio le ragioni.

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Alcune le ha fornite chiaramente Silvia Fontana nel un suo recentissimo intervento #LetGirlsLearn: il ruolo della Banca Mondiale e delle Ong su Blog4Change che invito vivamente i lettori a leggere perché permette di capire le logiche delle Ong e gli investitori istituzionali. Per Silvia Fontana – Global Peace Index Ambassador ed ECHO-Coordinator in conflict zones, una vita ‘sul campo’ ed ora atterrata a COOPI, dati alla mano di molte ricerche consolidate: “Investire nell’educazione e nella leadership femminile non deve essere una cosa (solo) giusta ma è soprattutto un investimento sensato in termini di risultato atteso (cfr. business-oriented decision).

Risultati sul campo dimostrano infatti che investire nelle donne e nelle adolescenti ha un impatto importante sulla comunità nel suo insieme. Questo per il ruolo della donna nella comunità e nella famiglia, essendo la prima responsabile, per esempio, dell’educazione e dell’alimentazione dei figli, futuri membri delle stesse comunità (economic and social multiplier effect)”. Investire sull’istruzione femminile è veramente una questione di vita o di morte, come ci spiega Filippo Ungaro, Resp. Comunicazione di Save The Children Italia, tra le organizzazioni internazionali più efficacemente impegnate sul tema:

“L’istruzione femminile cambia il futuro delle donne e delle nazioni. L’educazione di bambine e ragazze contribuisce a ridurre i matrimoni precoci, la mortalità materna e infantile. Una bambina istruita sarà una bambina più sana e, a sua volta, una futura mamma più consapevole delle opportunità che deve dare a un figlio.  Non dobbiamo dimenticare che la discriminazione persiste in molte aree del nostro pianeta e a esserne vittime sono soprattutto le ragazze adolescenti più povere. In Afghanistan, ad esempio completa l’educazione primaria solo il 4% delle bambine in contesti familiari di povertà. La violenza di genere e le gravidanze precoci non solo contribuiscono a innalzare il tasso di mortalità materna e infantile, ma limitano anche le opportunità di apprendimento delle ragazze. In Sierra Leone, uno dei Paesi con il più alto tasso di morti materne, le ragazze adolescenti costituiscono il 40% di questi decessi.

Aumentando il tasso di istruzione femminile”-conclude Ungaro- “si diminuisce quindi anche la mortalità infantile e si aumenta il benessere delle mamme, dei loro figli e in ultima istanza di un intero Paese.” Infine, un tema fondamentale riguarda la collaborazione con gli attori locali non governativi. Silvia Fontana riporta i dati emergenti da una prima analisi sulle modalità di implementazione della Strategia Educativa di Banca Mondiale (si veda: Education Strategy 2020: Learning for All) , in cui appare chiaro che la collaborazione con stakeholder locali e la società civile risulta uno dei meccanismi utili per un impatto di lungo periodo dei progetti educativi.

Sui temi dell’istruzione si stanno concentrando sempre più una pluralità di attori, istituzionali e governativi e non. Alcuni sono ‘mega progetti’, centrati prevalentemente sull’istruzione a distanza, capitanati da Microsoft e Google, quali Microsoft4Afrika, Google for Education.  A mio avviso altrettanto importanti, perché ricchi di presenza umana e presidio del territorio (fisico, mentale e culturale), sono gli interventi dei tanti ‘maestri di strada’ da quelli di Napoli a quelli in Afghanistan.

La storia di uno di loro, afghano, a me piaciuta molto, ce la racconta Massimo Gramellini sulla Stampa in uno dei sui imperdibili Buongiorno: “Si chiama Saber Hosseini e durante la settimana fa il maestro a Bamiyan, in una scuola di città. Il sabato e la domenica inforca la bici e pedala per le mulattiere di un Paese in guerra fino ai villaggi non lambiti dall’istruzione, per insegnarvi a leggere e scrivere. Nella cesta del suo bolide infila una mestolata di libri: poeti locali, ma anche traduzioni del «Piccolo Principe» e del «Richiamo della foresta». La volta successiva ritira quelli già letti e ne consegna degli altri. Un portatore sano di immaginazione”. Dalla Banca Mondiale a Save the Children, da Microsoft e Google ai Maestri di Strada, da Michelle Obama a Saber Hosseini: perché con l’istruzione si cambi il mondo c’è bisogno davvero di tutti.

www.socialchangeschool.org Link utili di approfondimento: blog4change,
Per scrivermi: m.crescenzi@socialchangeschool.org – con riferimento al titolo del post.