Le battute su Fuga da Alcatraz, Le ali della libertà o quella sul festival d’“evasione” le lasciamo nel cassetto. Meglio invece osservare questo piccolo, curioso e serissimo progetto di Filippo Vendemmiati – giornalista Rai, David di Donatello per il documentario È stato morto un ragazzo – mentre prende il via dentro alla Casa Circondariale della Dozza a Bologna. Cinevasioni (9-14 maggio 2016), il primo festival mondiale di cinema rigorosamente all’interno di un carcere, è diventato realtà.

Undici film in concorso (cinque fiction e sei documentari) proiettati nella sala cinema del casermone alla periferia Nord di Bologna con tanto di giuria di detenuti presieduta dall’attore Ivano Marescotti, e soprattutto un parterre di ospiti da Festival di Cannes: Matteo Garrone, Daniele Luchetti, Gabriele Mainetti e il campione nerazzurro Javier Zanetti. “Un festival in carcere non sul carcere”, spiegano gli organizzatori, con l’obiettivo di portare linguaggio e cultura cinematografica all’interno della realtà carceraria e aprire il carcere ad autori e studiosi di cinema. “È un esperienza importante questo festival”, afferma la direttrice della Dozza, Claudia Clementi. “È come suggerire una prospettiva alla vita dei detenuti fino ad ora mai avuta”. “Nessuno conosce il talento o la vocazione che potremmo possedere finché qualcuno non ci indica la strada”, le fa eco Marescotti che si licenziò da impiegato comunale nei primi anni ottanta per tentare la carriera d’attore poi sbocciata sui set di Benigni, Soldini e Zalone.

Perché il cinema in carcere non c’è. Per i detenuti tanta televisione, anche se circoscritta a sei canali, libri pure. Però di film nemmeno a parlarne. Fino a quando durante il corso laboratorio Ciakincarcere tenutosi alla Dozza dall’ottobre 2015 al marzo 2016 diversi carcerati, che nelle prossime ore diventeranno giurati, hanno chiesto: “Dopo averci mostrato cosa c’è dentro a un film perché non ce ne fate vedere qualcuno? Per noi sono tutti inediti”. Detto, fatto. Vendemmiati, che dentro al carcere bolognese ci ha lasciato un pezzo di anima mentre ha girato Meno male è lunedì, un’opera d’impegno civile su un gruppo di operai in pensione che torna ad insegnare il mestiere di metalmeccanico a quattordici detenuti dell’officina-azienda nata alla Dozza, ha provato a mettere insieme i pezzi di un mosaico artistico e didattico risultato alla fine di gran classe. Inizia Matteo Garrone che accompagna il suo Racconto dei racconti; si prosegue con la proiezione di Fuocoammare di Gianfranco Rosi; e ancora, tra gli altri, il documentario Zanetti Story con l’ex giocatore nerazzurro atteso a Bologna; Lo chiamavano Jeeg Robot con il suo ideatore Gabriele Mainetti; Chiamatemi Francesco con il regista Daniele Luchetti; e infine anche l’ultimo film dello scomparso Claudio Caligari, Non essere cattivo.

“Il cinema è qualcosa di magico. L’esperienza del mio ultimo documentario mi ha toccato molto e l’ho portata dentro di me oltre i titoli di coda”, continua Vendemmiati. “Molti dei detenuti di Meno male è lunedì o hanno ottenuto permessi per uscire, o hanno finito la loro pena. Un giorno ho incontrato uno di loro che mi ha raccontato un episodio buffo che gli era capitato. Si era presentato ad un colloquio in una fabbrica per essere assunto come operaio. Alcuni lavoratori dell’azienda lo hanno riconosciuto e gli hanno detto: ma tu sei un attore ti abbiamo visto in un film”. La compenetrazione di arte e cultura all’interno delle carceri italiane non è nuova. L’esempio più riuscito è l’esperienza teatrale della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo iniziata nel carcere di Volterra fin dal 1988. Da quel laboratorio permanente è uscito un attore di rara bravura come Aniello Arena, ergastolano, diventato protagonista di Reality proprio di Matteo Garrone.

“Peccato che Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna non abbiano supportato economicamente, e nemmeno con un patrocinio gratuito, il nostro festival che costa solo 22mila euro”, aggiunge Vendemmiati. “Da parte delle istituzioni c’è stata una sottovalutazione dell’iniziativa. Non è stata compresa la potenzialità educativa e culturale di Cinevasioni”, chiosa la direttrice Clementi. Rai Cinema è sponsor principale del festival e ha donato gratuitamente l’archivio di 01 distribuzione per gli anni a venire. Unico neo: i film, tutti italiani, non hanno sottotitoli. Anche se l’ “esperanto” carcerario e la voglia di un nuovo stimolo per rinascere supererà ogni barriera linguistica.