Mentre in Italia si va avanti verso la liberalizzazione completa del settore energetico, con l’eliminazione della “maggior tutela”, gli svizzeri frenano. Il Consiglio federale ha infatti deciso di posticipare la totale apertura del mercato, avviata nel 2009, a data ancora da stabilire. Per il momento, infatti, solo i grandi consumatori di energia hanno la possibilità di cambiare fornitore mentre famiglie e piccole aziende, che consumano fino a 100mila chilowattora all’anno, sono vincolati al venditore storico locale. Per questi ultimi la liberalizzazione sarebbe dovuta partire, secondo quanto stabilito dal governo, nel 2018. Proprio come previsto per l’Italia, stando alla versione attuale del ddl concorrenza. Ora però la Svizzera ha cambiato idea e, dopo una consultazione pubblica condotta tra ottobre 2014 e gennaio 2015, ha rinviato il passaggio: troppe infatti le perplessità emerse.

I contrari alla liberalizzazione (37 su 137 pareri) temono che l’apertura al mercato potrebbe peggiorare la competitività delle aziende elettriche svizzere. Inoltre, dicono, ci sarebbe il rischio di “mettere in questione la svolta energetica”. Altri 100 pareri erano a favore dell’apertura completa del mercato, ma oltre la metà (54) solo a determinate condizioni. Ad esempio è stata sottolineata la necessità di armonizzazione la liberalizzazione con l’accordo sull’energia elettrica con l’Unione europea, con la Strategia energetica 2050 e con la revisione della legge sull’approvvigionamento elettrico (Lael). Vengono inoltre richieste ulteriori misure a favore delle energie rinnovabili. Il mercato dell’elettricità svizzero dovrà quindi aspettare, anche se il Consiglio federale rimane dell’opinione che la liberalizzazione completa sia un obiettivo da perseguire. Così il Dipartimento dell’energia (Datec) è stato incaricato di verificare, entro il 2017, “il momento propizio” per agire.

Ma che cosa prevede la seconda fase della liberalizzazione svizzera? – Quando anche i piccoli e medi clienti potranno scegliere il proprio fornitore, verrà comunque assicurato il loro diritto a ottenere dai fornitori storici un servizio universale a prezzi “adeguati”. A vigilare sarà la Commissione federale dell’energia (ElCom), che potrà intervenire per ridurre le bollette se troppo elevate. Inoltre, i gestori di rete saranno obbligati ad accordare a tutti i partecipanti al mercato l’accesso non discriminatorio all’infrastruttura.

E in Italia intanto che cosa succede? – Se anche da noi ci fosse stata una consultazione pubblica, come quella effettuata dagli svizzeri, probabilmente anche il governo italiano avrebbe rallentato sulla liberalizzazione completa del settore. Il ddl concorrenza, per il momento “congelato” in Parlamento in attesa del nuovo ministro dello Sviluppo economico, prevede infatti dal 2018, il passaggio al libero mercato per famiglie e piccole imprese. Così il provvedimento elimina il regime di “maggior tutela”, il che vuol dire addio alle tariffe di riferimento fissate ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia che difendono le famiglie dalle impennate dei prezzi di luce e gas ed eventuali comportamenti collusivi fra gli operatori.

In molti, tra consumatori e una parte della politica, sono però contrari a questo cambiamento: il mercato italiano – dicono – non è pronto per un passo del genere e il rischio è che i prezzi schizzino ancora più su. Numerose sono quindi le richieste almeno di posticipare il momento della liberalizzazione completa, proprio come hanno deciso di fare i nostri vicini. “Alla luce dell’esempio svizzero si potrebbe aprire una riflessione anche in Italia, dove le posizioni non hanno trovato un punto di incontro”, ha commentato il senatore del M5S, Gianni Girotto, a ilfattoquotidiano.it. In Italia infatti, continua il senatore, “il confronto che il governo ha tenuto su questa partita è stato minimo e i 24 milioni di consumatori interessati non sono assolutamente a conoscenza del prelievo che a breve potrebbe essere fatto dalle loro tasche”.