Se non ci fosse il Fatto Quotidiano, Matteo Renzi se lo dovrebbe inventare. E se Renzi fosse davvero lo scaltro premier che pensa di essere chiederebbe (magari sotto mentite spoglie) l’iscrizione al “Fatto Social Club”. Un po’ scherziamo ma potrebbe anche essere un’utile provocazione. L’esistenza di una stampa d’opposizione viene sempre vissuta dai governi come un ostacolo, un impaccio, qualcosa di negativo di cui sarebbe utile al più presto liberarsi. Nelle dittature ciò è comprensibile. La cappa di silenzio sui crimini e i misfatti, commessi o da commettere, rappresenta il denominatore comune dei regimi fondati sulla paura e sull’omertà. Ma nelle democrazie avanzate una censura totale sulle malefatte dei governi, oltre a essere tecnicamente impossibile risulterebbe anche abbastanza ridicola.

Prendiamo l’ItaliaConosciamo tutti la propensione della nostra informazione, cartacea ma soprattutto televisiva, a uniformarsi ai voleri del capo. Accadde con Berlusconi, sta accadendo con Renzi. Ma se, per pura ipotesi, il premier stesse per nominare un suo amico fraterno in un ruolo strategico per la sicurezza nazionale, e se pure la maggioranza dei media approvassero l’operazione ci sarebbero pur sempre dei giornali (e qualche tv) a denunciare la cosa come scorretta e inopportuna. E quel decreto di nomina potrebbe anche suscitare l’irritazione delle più alte istituzioni, e finire rapidamente nel cestino facendo fare a quell’ipotetico premier una figura barbina.

Cosa converrebbe allora a un presidente del Consiglio piuttosto furbo? Una stampa compiacente che dice sempre di sì (ma per farsene cosa?)? O gli sarebbero molto più utili dei giornali fastidiosi e rompiscatole quanto si vuole ma capaci di metterlo sull’avviso criticando i suoi errori? Perciò, se io fossi Matteo Renzi, il primo giornale che leggerei la mattina è il Fatto: certi titoli mi farebbero sicuramente smadonnare, però prenderei nota di alcune notizie (che non leggerei su altri giornali) in modo da evitare trappole e correggere errori. Quindi (sono sempre Renzi) chiamerei il mio bravo e fidato portavoce Filippo Sensi, gli direi di munirsi di barba e baffi finti e di iscriversi al “Fatto Social Club” per carpire in anticipo tutte le informazioni utili alla causa. Si chiama controinformazione. A la guerre comme à la guerre.