AL DI LA’ DELLE MONTAGNE di Jia Zhang-Ke (Cina, 2015) Con Zhao Tao, Zhang Yi, Liang Jingdong. Durata 131’ Voto 4/5

Go West cantavano i Pet Shop Boys negli anni settanta, e lo ripete ballando il terzetto di protagonisti cinesi proveniente dalle classi popolari tra il 1999, il 2014 e il 2025 (sì, avete letto bene). Zhang, spregiudicato rampantino di provincia, contende all’amico minatore Liangzi la mano della bella Tao. La ragazza sceglie l’arricchito Zhang (che chiamerà il figlio Dollar) e il destino dei tre si dividerà protraendosi separato negli anni, accompagnando le trasformazioni socio-economiche improvvisamente accelerate di una Cina ultracapitalista che ha disegnato identità fittizie e fatto sprofondare comunque i miserabili.

Jia usa differenti formati di ripresa, utilizza evocative immagini d’epoca (dall’interno di discoteche, come la sequenza del camion di carbone ribaltato) per mostrare lo scorrere del tempo e la mutazione antropologica dei mastodontici contesti inquadrati (siamo nel centralissimo e rurale Shanxi). Registro realistico, regia magmatica e morbidamente intrusiva per tre quarti di film, poi un’improvvisa virata in un lindo e tragico futuro quasi da fantascienza (in Australia). Regnano dolore e disillusione, ovunque e per sempre. Il 45enne Jia, già Leone d’Oro con Still Life (2006), continua ad esplorare con maestria e pervicacia un presente cinese volando sempre ad altezza cuore e anima dell’uomo. Memorabile l’ultima sequenza: se riderete non avrete capito un tubo; se rimarrete commossi qualcosina del film avrete sicuramente compreso. (DT)